• Basta poca attività fisica per vivere più a lungo

    anziani esercizio fisicoUna ricerca presentata al meeting dell’EuroPRevent 2016 da David Hupin, medico del Department of Clinical and Exercise Physiology − University Hospital of Saint-Etienne in Francia, ha dimostrato che 15 minuti di esercizio fisico al giorno, obiettivo ragionevole per le persone anziane, comportano il 22% di rischio di morte in meno.

    L’età non è una scusa per non fare esercizio”, ha detto Hupin. “È dimostrato che un’attività fisica regolare ha un effetto migliore sulla salute complessiva di una persona rispetto a qualunque trattamento medico. Ma meno della metà degli anziani raggiunge l’obiettivo minimo settimanale raccomandato di 150 minuti di esercizio fisico di intensità moderata o 75 minuti di intensità maggiore.” Ha poi aggiunto, mostrando lo scopo della ricerca: “Noi abbiamo voluto scoprire se anche livelli minori di esercizio avrebbero potuto comunque avere benefici sulla salute e ridurre la mortalità negli anziani.”

    Gli autori della ricerca hanno studiato due coorti. Una coorte francese di 1.011 soggetti di 65 anni, seguita per 12 anni a partire dal 2001, e una coorte internazionale di 122.417 soggetti di 60 anni, a partire da una revisione sistematica e una meta-analisi, seguita mediamente per 10 anni.

    L’attività fisica era misurata in Metabolic Equivalent of Task (MET) al minuto alla settimana, unità di misura che si riferisce alla quantità di energia (calorie) spesa per ogni minuto di attività fisica. Il numero di MET al minuto dipende anche dall’intensità dell’attività fisica. Per esempio, un’attività fisica di intensità moderata varia tra i 3 e i 5,9 MET al minuto, mentre una di intensità maggiore è classificata a 6 o più. Invece un solo MET al minuto alla settimana è uguale alla quantità di energia spesa solo stando seduti.

    Il livello di esercizio fisico raccomandato è tra i 500 e i 1000 MET al minuto ogni settimana. Gli autori hanno osservato il rischio di morte associato a quattro categorie di attività fisica settimanale espresse in MET al minuto, definendole come nulla, bassa (1-499), media (500-999) o alta (≥1000). Durante il follow-up ci sono state rispettivamente 88 (9%) morti nella coorte francese e 18.122 (15%) in quella internazionale. È risultato che, in confronto a quelli inattivi, gli anziani con un basso, medio e alto livello di attività  mostravano una riduzione del rischio di morire rispettivamente del 22%, 28% e 35%.

    Hupin ha detto: “Questi due studi mostrano che più attività fisica gli anziani fanno, più ne beneficia la salute. E la cosa sorprendente è che il maggiore beneficio è raggiunto con il minimo livello di esercizio, mentre un’attività fisica media o alta porta solo un piccolo ulteriore beneficio. Abbiamo calcolato che il minimo livello di attività equivale a 15 minuti di camminata veloce ogni giorno, ovvero la metà della quantità raccomandata.” Ha quindi concluso che è più facile pensare che gli anziani possano incrementare progressivamente l’attività fisica nella vita di tutti i giorni piuttosto che cambiare drammaticamente le loro abitudini per poter seguire le raccomandazioni del medico. Un piccolo incremento di attività fisica potrebbe spingere alcuni anziani a svolgere un esercizio sempre maggiore fino ad arrivare ai raccomandati 150 minuti di camminata veloce ogni settimana.

    Fonte:

    • 15 minutes daily exercise may be reasonable target in older adults. ESC Press Release, 2016.
    • Hupin D, Roche F, Gremeaux V, et al. Even a low-dose of moderate-to-vigorous physical activity reduces mortality by 22% in adults aged ≥60 years: a systematic review and meta-analysis. Br J Sports Med 2015;49:1262–7.

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  • COSA MANGIARE PRIMA DI RUNNING/NUOTO MATTUTINO? COLAZIONE O DIGIUNO?

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    È il dubbio numero uno: come faccio a correre o a nuotare se prima non mangio? Da dove prendo le energie necessarie allo sforzo?  Questo è un discorso abbastanza complesso e molto soggettivo che a parer mio andrebbe analizzato su ogni singolo atleta. Andiamo però a vedere “pro” e “contro” dell’attività a digiuno e dell’attività svolta con un buon carico di “carburante mattutino”.

    Attività a digiuno

    In realtà il nostro organismo ha sempre a disposizione una buona scorta di glicogeno, sia nei muscoli sia nel fegato. Queste riserve, che di solito vanno dai 700 grammi a un chilo e 300 grammi, sono più che sufficienti a supportare un esercizio fisico che può durare dai 60 ai 90 minuti. E la corsa o il nuoto non fanno alcuna eccezione. Fisiologia a parte, la natura stessa ci insegna che fare allenamento a digiuno può essere in alcuni casi una  cosa buona e giusta dal punto di vista metabolico. Basta pensare al mondo animale: i leoni, per esempio, che proprio nel momento in cui avvertono lo stimolo della fame si danno alla caccia.  Al ritorno dall’ allenamento però la colazione è d’obbligo, calcolando il tempo necessario per un rifornimento completo, piuttosto che bere un caffè al volo e scappare in ufficio. Al mattino abbiamo le migliori condizioni per concedersi un buon pasto, perché lo stomaco è ricco di succhi gastrici che facilitano la digestione di qualsiasi cibo. Mai limitarsi ai carboidrati, dunque. L’ideale è mettere in tavola anche alimenti come prosciutto, bresaola oppure uova, che garantiscono un adeguato apporto di proteine e sostengono l’organismo per tutta la mattina. Una regola che vale sempre, anche quando non si fa allenamento.

    Importanza del pasto “pre-run” e del pasto “pre-nuotata”

    Molti giovani atleti fanno l’errore di saltare la colazione PRE-allenamento. Quello che non capiscono è che questo “primo cibo” ingerito imposta il ciclo alimentare della giornata. Ci sono tre ragioni principali per cui è bene mangiare PRIMA dell’allenamento mattutino:

    • Previene sintomi di carenza di zucchero nel sangue causa di affaticamento, visione appannata e giramenti di testa.
    • Stabilizza lo stomaco, assorbendo i succhi gastrici, conseguenza di uno stomaco vuoto, e riduce la fame.
    • È carburante per muscoli e cervello.

    Un altro beneficio è che facilita la gestione dell’appetito durante il giorno. Il Front-loading (mangiare nella primissima parte della giornata) aiuta chiunque, non solo gli atleti, a gestire la fame e ad evitare il “back loading” (mangiare grandi quantità di cibo nella parte seguente della giornata). Che cosa mangiare dipende dal singolo atleta, alcuni nuotatori o “runner” tollerano meglio una colazione liquida mentre altri si trovano meglio con cibi solidi. L’obiettivo comunque è di mettere in pancia qualcosa di nutriente.

    Quando l’atleta sceglie cosa mangiare,  dovrebbe preferire cibi caratterizzati da carboidrati a medio-basso IG (indice glicemico), moderati in apporto proteico e poveri di grassi. Evitare dunque cibi scarsi in nutrienti come caramelle, donuts, bibite zuccherate. Cercare di mangiare da 30 a 60 minuti prima di entrare in vasca o uscire in strada per la corsa.

    Per chi non fosse sicuro  su cosa mangiare, consiglio di sperimentare sia cibi solidi che liquidi. Se mangiare uno snack pre-allenamento mattutino non funziona, il nuotatore o il “runner” può sempre provare a mangiare a sufficienza il giorno prima pianificando uno spuntino nutriente prima di andare a letto, così che al mattino avrà a disposizione un po’ di energia per l’allenamento. La regola però più importante da seguire per quel che riguarda l’alimentazione pre-attività è questa: scegliere cibi che siano adatti alle proprie caratteristiche! Siano essi liquidi o solidi. Questo dipende dalle preferenze e dalle tolleranze. Ora avete alcuni strumenti e informazioni per decidere come organizzare i vostri pasti “pre-run” o “pre-nuotata”, ma soprattutto se decidere di farli con una buona scorta di “carburante” o a “digiuno”.

    Buon allenamento!

     

    Fonte:Proaction.
  • CELLULITE: DEFINIZIONE, CAUSE E RIMEDI

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    Dall’età adolescenziale in poi, il terrore di ogni donna è la cellulite, se ne parla tanto e soprattutto con l’arrivo della bella stagione, ma siamo sicuri di sapere di cosa si tratta? Ecco alcune definizioni:

    “La cellulite è un’infiammazione del tessuto connettivo (sottocutaneo o di sostegno degli organi) derivante per traumi o infezioni. Con cellulite si indica anche l’eccesso di grasso del tessuto sottocutaneo, talvolta doloro, diffuso soprattutto nelle donne.” (Definizione tratta da Le Garzantine).

    “La cellulite è 1) un’infiammazione del tessuto connettivo cellulare; è 2) accumulo patologico di adipe nel tessuto sottocutaneo.” (Definizione tratta dal Dizionario Garzanti … similare è la definizione tratta da Il Piccolo Rizzoli Larousse)

    Letteralmente con “cellulite” si intende “infiammazione della cellula”, ma in realtà non è un processo infiammatorio vero e proprio, ma la conseguenza di un processo di degenerazione della microcircolazione del tessuto adiposo localizzato. Non esiste una solo causa che porta a questo processo, ma esistono diverse cause:

    • Vascolari: mal funzionamento del sistema circolatorio venoso e linfatico;
    • Ormonali (ormoni tiroidei, ovarici, ipofisi sari, surrenalici …);
    • Posturali: alcune posture scorrette alterano la circolazione sanguigna, come ad esempio: il ginocchio valgo (le gambe ad X), il ginocchio varo (le gambe a botte), il piede piatto, tenere per tanto tempo le gambe accavallate, stare molte ore seduti, star emolte ore in piedi, usare sempre tacchi troppo alti o raso suolo;
    • Metaboliche (iperlipoprotenemie, iperuricemia, diabete, iperfagia, obesità conclamata);
    • Alimentari.

    Esistono anche delle concause che portano a soffrire di cellulite:

    • Gravidanza;
    • Sedentarietà;
    • Fumo;
    • Abbigliamento;
    • Genetica;
    • Stress psicofisico;
    • Stitichezza.

    Normalmente la cellulite si localizza sulla regione laterale del bacino e sulle cosce, con vistoso allargamento laterale della figura; quando si localizza su gambe e cosce, essa avvolge il muscolo, con conseguente allargamento della figura e rigonfiamento delle stesse zone; quando si localizza a livello del polpaccio, risulta dolorosa e rigonfia al tatto; può anche localizzarsi sui piedi, e la si individua sotto forma di piccoli rigonfiamenti. Non solo le donne soffrono di cellulite, anche il sesso maschile ne può soffrire, e nel loro caso si localizza su: spalle, braccia, schiena, zona addominali e fianchi.

    Quando la cellulite è presente nella parte interna della coscia, si parla di cellulite cute ipotonica; quando è presente nella parte esterna della coscia, si parla di cellulite legata ad adiposità localizzata; quando è presente sulla parte anteriore e posteriore della coscia, si parla di buccia di arancia; quando è presente sui fianchi, si parla di accumulo di adipe e cute con aspetto cadente/”floscio”.

    Per sconfiggere, o meglio prevenire la cellulite è possibile agire su più fronti e in modo del tutto naturale:

    • Svolgendo attività fisica, sia aerobica sia di tonificazione;
    • Muovendosi tutto il giorno, anche nei  piccoli gesti quotidiani;
    • Non restare a lungo seduti o con le gambe accavallate;
    • Non indossare frequentemente indumenti elasticizzati, che stringono/comprimono la figura, andando ad agire in negativo sulla circolazione venosa;
    • Mangiar sano, riducendo, se non eliminando totalmente, alcuni “stravizi” come: alcol, e prodotti preconfezionati, ricchi di grassi e sale;
    • Bere acqua naturale e tisane, per mantenere un ottimo stato  di idratazione.

    Da sottolineare, che cellulite non è sinonimo di grasso; la cellulite non è una prerogativa delle persone in sovrappeso, ma esistono anche donne magre affette da cellulite, perché le cattive abitudini o la genetica non riguarda una sola nicchia della popolazione femminile.

    Fonte: Proaction.

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  • 6 MOTIVI PER ASSUMERE UN MULTIVITAMINICO NATURALE

    6 motivi per assumere un multivitaminico naturale

    MULTIVITAMINICO NATURALE, PER SOSTENERE IL BENESSERE DI ADULTI E BAMBINI

    Spesso si sente parlare di vitamine, ma in pochi sanno esattamente di cosa si tratta. Il termine deriva dal tedescovitamin e significa letteralmente “anima della vita”.

    Le vitamine sono infatti sostanze fondamentali per il mantenimento delle attività vitali, indispensabili e insostituibili per la vita, che l’uomo assume con gli alimenti. Esse sono inoltre dei macronutrienti che l’organismo umano non è in grado di sintetizzare (ovvero produrre) e che pertanto devono essere introdotti con un’alimentazione sana ed equilibrata.

    Quando l’apporto di vitamine assunte con con la dieta quotidiana è insufficiente, per evitare pericolose carenze, è possibile fare ricorso a un multivitaminico naturale, scegliendo un integratore che metta a disposizione il 100% dell’NRV di vitamine.

    MULTIVITAMINICO NATURALE: TUTTE LE VITAMINE ESSENZIALI IN UNA SOLA DOSE

    Quando può essere utile assumere un multivitaminico? E perché è bene scegliere un integratore multivitaminico naturale? Scopriamolo assieme!

    1. Prevenire eventuali carenze di vitamine. Talvolta lo stress della vita quotidiana o un’intensa attività fisicapossono aumentare il fabbisogno di vitamine. In altri casi, invece, è impossibile soddisfare l’intero fabbisogno con la sola alimentazione, a causa di diete troppo rigide o a seguito di condizioni particolari, comeproblematiche a carico del fegato o altre patologie, oppure l’assunzione di farmaci che ostacolano il corretto assorbimento delle vitamine. In tutti questi casi, per prevenire carenze è possibile fare ricorso a un integratore multivitaminico naturale.

    2. Vitamine liposolubili e idrosolubili assieme in una dose giornaliera. Una dose giornaliera di un multivitaminico naturale mette a disposizione le giuste dosi di vitamine idrosolubili e liposolubili; le prime (Vitamina C e del gruppo B) possono sciogliersi nell’acqua, non possono essere accumulate nel nostro organismo e, soprattutto, vanno introdotte quotidianamente con il cibo; le seconde (gruppi A, E, D, K) possono sciogliersi in sostanze grasse ed essere immagazzinate nel fegato dove diventano una sorta di “riserva” per il nostro organismo.

    3. Un aiuto contro la stanchezza. Alcune vitamine, come la vitamina C, le vitamine del gruppo B (B2, B3, B5, B6, B12) e l’acido folico possono aiutare a combattere la stanchezza e l’affaticamento eccessivo.

    4. Favorire il benessere delle ossa. Tra le vitamine incluse nella formulazione di un multivitaminico naturale è molto importante il ruolo svolto dalla vitamina D, che contribuisce all’assorbimento e all’utilizzo del calcio e del fosforo e, assieme alla vitamina K, favorisce il mantenimento di ossa normali.
    5. Sostenere il corretto funzionamento del sistema immunitario. Carenze vitaminiche, specie se protratte nel tempo, possono “indebolire” il sistema immunitario e favorire l’insorgenza di varie problematiche fisiche. Alcune vitamine, infatti, come la Vitamina C, la B12, la vitamina D aiutano sistema immunutario a funzionare regolarmente e, di conseguenza, mantengono attiva la principale “difesa” naturale del nostro corpo.
    6. Assenza di additivi di origine sintetica. Un multivitaminico naturale, come indica il nome stesso, mette a disposizione dosi elevate di vitamine, molte delle quali, come la vitamina C, ricavate da piante come la Rosa canina, senza alcuna aggiunta di conservanti, coloranti, edulcoranti o altri additivi di origine sintetica. Sarà così possibile sfruttare tutti i benefici delle vitamine, senza alcun “effetto collaterale”.multivitaminico_naturale_2

    Nella scelta di un multivitaminico naturale, infine, è bene orientarsi verso un prodotto concepito per far fronte alle specifiche esigenze in base alla fascia d’età. Questo perché la quantità di nutritivi giornaliera raccomandata (NRV) per bambini  e ragazzi nella fase di crescita è diversa dal quella di un adulto.

    Il multivitaminico migliore è dunque quello che in 1 sola dose giornaliera può garantire l’assunzione del100% NRV in base alla fascia d’età (ricordiamo che, al contrario di quello che pensano molti, il 100% NRV è la soglia minima di nutritivi da assumere giornalmente per il benessere generale). Grazie al supporto di questi prodotti, sarà così possibile integrare efficacemente questi preziosi nutritivi, troppo spesso sono carenti a causa di fattori esterni o di uno stile di vita scorretto.

    RDA e NRV, questi sconosciuti!

    Sia l’RDA(Recommended Daily Allowance) che l’NRV che lo ha recentemente sostituito, indicano la dose MINIMAdi una vitamina o di un minerale di cui si ha bisogno per rimanere sani e per evitare carenze nutrizionali. Per questo motivo si possono assumere quantitativi maggiori del 100% NRV o RDA.
    L’UL (Tolerable Upper Intake Level) è, invece, la quantità giornaliera massima di vitamine e minerali che si possono introdurre. Sia gli NRV sia gli UL ammessi negli integratori alimentari sono stati stabiliti dal Ministero della Salute. «Nel maggio 1941 un comitato dell’Accademia delle scienze statunitense propose per la prima volta che venisse stabilita una “quantità giornaliera raccomandata” di nutrienti essenziali. Tali linee guida furono sviluppate con l’obiettivo di ridurre tra la popolazione l’incidenza di malattie da carenza alimentare come scorbuto (carenza di vitamina C), pellagra (carenza di niacina) e beriberi (carenza di vitamina B)». (J. E. Pizzorno Jr., M. T. Murray,Trattato di medicina naturale, Novara 2001).

     

    Fonte:Dr Giorgini.

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  • I RIMEDI NATURALI PER IL TONO DELL’UMORE

    DIVERSI FATTORI ESTERNI POSSONO INCIDERE SUL NOSTRO BENESSERE MENTALE

    A chiunque sarà capitato almeno una volta nella vita di accusare improvvisi sbalzi d’umore,img_ART_TONO-UMORE-INTEGRATORI-PER-UMORE anche momentanei e di lieve entità.

    Anche chi non ha conosciuto in prima persona gli effetti di un alterato tono dell’umore, probabilmente li ha visti su amici o parenti.

    Il benessere mentale e il tono dell’umore, infatti, possono essere influenzati da diversi fattori, interni ed esterni al nostro corpo, che non sempre è possibile tenere sotto controllo. Tra i fattori esterni che possono scatenare questo tipo di fastidi ricordiamo:

    • superlavoro e stress;
    • problemi familiari;
    • cambiamenti repentini nelle abitudini e stile di vita.

    Il cambio di stagione, inoltre, è un periodo critico, in cui diversi fastidi possono essere “amplificati”, anche a seguito delle diverse sollecitazioni e cambiamenti cui è sottoposto l’organismo.

    In questi casi, il nostro corpo inizia a mandarci alcuni segnali da non sottovalutare, per indicare che il suo equilibrio è stato alterato e che “qualcosa non va”.

    Alcuni dei sintomi più comuni sono:

    • apatia, scarso interesse generale per le attività quotidiane;
    • difficoltà a prendere sonno, insonnia o, al contrario, sonnolenza eccessiva;
    • affaticamento e mancanza di energia;
    • agitazione costante;
    • difficoltà di concentrazione.

    Nel caso in cui questi sintomi fossero particolarmente frequenti, o perdurassero per lungo tempo, è sempre bene rivolgersi al proprio medico di fiducia.

    LE PIANTE AMICHE DELL’UMORE E DEL RILASSAMENTO

    Chi desidera contrastare le problematiche connesse a un alterato tono dell’umore può trarre giovamento anche dalla fitoterapia.

    Esistono infatti integratori naturali specifici, formulati con piante e nutritivi ad hoc, utili per contrastare lo stress e sostenere il tono dell’umore.

    Alcune delle piante più sfruttate in questi casi sono:

    • iperico (promuove il tono dell’umore e favorisce rilassamento e benessere mentale);
    • valeriana (favorisce il rilassamento e il sonno in caso di stress);
    • avena (aiuta il rilassamento in caso di stress e favorisce il benessere mentale);
    • passiflora (aiuta sonno e rilassamento in caso di stress e promuove il benessere mentale).

    Nella formulazione di alcuni prodotti, per ottenere un effetto sinergico sono talvolta utilizzati anche estratti di altre piante come camomilla, melissa, griffonia e lavanda.

    Spesso, inoltre, viene sfruttata anche l’azione di vitamine e nutritivi, come:

    • magnesio, che può contribuire al funzionamento del sistema nervoso e a mantenere le normali funzioni psicologiche;
    • vitamine B1, B3, B6, B12, C e acido folico, che possono sostenere la funzione psicologica.

    Un’alimentazione bilanciata e una regolare attività fisica, per finire, possono essere altri validi alleati per tenere a bada gli sgraditi sbalzi dell’umore.

    Fonte:Dr.Giorgini.

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  • ABBRONZATURA: 10 E REGOLE PER UN’ABBRONZATURA SANA E DURATURA

    COME PREPARARE LA PELLE ALL’ABBRONZATURA IN MODO NATURALE

    I primi weekend soleggiati di maggio sono un’ottima occasione per trascorrere un po’ di tempo al mare, in spiaggia, e per esporsi dopo i mesi invernali ai raggi del sole. Proprio in questo periodo possiamo infatti iniziare a preparare la pelle al img_ART_AbbronzaturaSana_aprile_2016sole estivo seguendo una dieta ricca di verdura e frutta di stagione ed esponendoci con gradualità ai primi tiepidi raggi. Un aiuto in più per favorire l’agognata tintarella può inoltre arrivare dall’assunzione di prodotti naturali specifici, ovvero i cosiddetti integratori solari.

    10 REGOLE PER UN’ABBRONZATURA INTENSA E SICURA

    Anche l’intensità dell’abbronzatura che ciascuno di noi può raggiungere dipende dal fototipo di appartenenza. Non è realistico né, soprattutto, sano voler “forzare la mano” e pretendere di ottenere in poco tempo una tintarella intensa se si appartiene a uno dei primi fototipi (il fototipo 1, quello più “chiaro”, per esempio, non si abbronza mai, mentre il 2 e il 3 possono conquistare gradualmente un po’ di colore).

    Con le giuste accortezze, e preparando la pelle al sole anche mediante integratori solari, è tuttavia possibile favorire l’abbronzatura rispettando la natura della propria pelle. Alcune regole valide per tutti possono inoltre darci una mano a preservare lasalute dell’epidermide e conquistare in modo correttol’agognata tintarella.

    Il nobile pallore dell’Ottocento

    È singolare notare come la percezione dell’abbronzatura in vigore nell’Ottocento sia oggigiorno ribaltata: infatti, mentre alla fine dell’Ottocento un incarnato color porcellana era sinonimo di nobiltà ed eleganza, di contro una pelle dorata dal sole era associata alle classi sociali (e ai lavori) più umili. Oggi, invece, icanoni estetici si sono del tutto ribaltati e un colorito abbronzato è considerato sinonimo di vitalità e bellezza. E però, anche per quel che riguarda l’abbronzatura è sempre bene evitare gli eccessi che possono avere effetti negativi sia per l’estetica, sia per la salute.

    integratori solari e protezione

    1. Alimentazione corretta. Come per quasi tutte le funzioni dell’organismo, anche nel caso dell’abbronzatura l’alimentazione è fondamentale; esistono, infatti, particolari sostanze contenute in alcuni alimenti che aiutano la nostra pelle a colorarsi in maniera più graduale e omogenea, nonché a sviluppare le opportune difese che proteggono da eritemi e scottature. Nella top ten dei cibi che aiutano la pelle ad abbronzarsi in modo intenso e sano sono presenti carote, albicocche, radicchi, peperoni e pomodori.
    2. Bere molta acqua. Per avere una pelle più luminosa e contrastare spellature antiestetiche, oltre alla protezione è fondamentale l’idratazione. È quindi consigliabile bere almeno 1,5 o 2 litri di acqua al giorno, specie quando le temperature sono elevate, per evitare una disidratazione eccessiva.
    3. Eliminare le cellule morte. Prima di esporsi al sole, è possibile preparare la pelle anche con un esfoliante per il corpo, non troppo aggressivo, in modo tale da rimuovere le cosiddette “cellule morte” ed evitare così antiestetiche abbronzature a chiazze.
    4. Esposizione graduale. A prescindere dal fototipo di appartenenza, la gradualità dell’esposizione è fondamentale. Specie chi ha la pelle più chiara dovrebbe iniziare ad esporsi per poco tempo (mezz’ora, un’ora al massimo ed evitando le ore centrali) per poi aumentare progressivamente i tempi di permanenza sotto il sole.
    5. Ripetere l’applicazione della protezione solare. La crema solare dovrebbe essere sempre applicata prima di esporsi al sole (e non quando si è già distesi sull’asciugamano) e con estrema accuratezza, prestando attenzione a non dimenticare zone “critiche”, come ginocchia, orecchie, interno braccia ecc. Inoltre è bene riapplicare il solare più volte nel corso della giornata, specie dopo i bagni nel mare o in piscina o in caso di intensa sudorazione (che tende a “rimuovere” la crema).
    6. Evitare profumi alcolici sotto il sole. Per evitare macchie sulla pelle è bene non spruzzarsi profumi alcolici prima di esporsi al sole. Al massimo è possibile concedersi l’utilizzo di acque profumate prive di alcol appositamente concepite per essere usate anche in spiaggia.
    7. Attenzione nelle giornate nuvolose. Il sole “filtra” anche attraverso le nuvole, quindi è bene usare regolarmente la protezione anche nelle giornate più fresche e nuvolose, per non ritrovarsi a fine giornata con la sgradevole sorpresa di una scottatura.
    8. Proteggersi con un cappello e occhiali da sole. Specie in piena estate, quando le radiazioni solari sono molto intense, è bene proteggersi sempre anche con un cappello, per evitare colpi di calore. Per tutelare la salute gli occhi, è inoltre consigliabile indossare sempre gli occhiali da sole.
    9. Asciugarsi un po’ dopo il bagno. Dopo il bagno in mare o in piscina, sarebbe bene asciugare un po’ la pelle tamponandola con il telo. Infatti le gocce d’acqua sull’epidermide possono aumentare il riflesso del sole e favorire le bruciature.
    10. Usare sempre un dopo sole. Dopo un’intensa giornata sotto il sole, la pelle va dissetata anche con prodotti specifici, per lenire eventuali arrossamenti e far fronte alla disidratazione causata dai raggi uv, dal vento e dalla salsedine (o dal cloro delle piscine).
    Fonte:Dr. Giorgini.

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  • Pressione arteriosa: come e perché misurarla?

     Smiling doctor taking the heartbeat of a patientPressione arteriosa: che cos’è?

    La pressione arteriosa, quella misurata a casa propria, dal medico o dal farmacista, è la pressione che il sangue, pompato dal cuore, esercita sulle pareti delle arterie che trasportano il sangue nell’organismo.

    Perché è importante misurarla?

    Conoscere i propri valori di pressione arteriosa è fondamentale per evitare che la presenza di valori troppo alti (ipertensione) possano favorire l’infarto e l’ictus cerebrale.
    In particolare, se ad essere ipertesi sono persone già a rischio perché in sovrappeso o forti bevitori, fumatori oppure sofferenti di diabete o di malattie renali.

    Il valore della pressione arteriosa è dato da due numeri: il primo è la pressione sistolica, il secondo la diastolica.

    • La pressione sistolica, o massima, è la pressione che si rileva mentre il cuore si contrae e pompa il sangue nelle arterie
    • La pressione diastolica, o minima, è la pressione che si misura nelle arterie tra due contrazioni, mentre il cuore si rilassa per riempirsi di sangue per il battito successivo.

    I valori misurati sono espressi in millimetri di mercurio (sigla mmHg) e riportati, ad esempio, nella forma 120/80 che si legge “120 su 80”. Si considera “ottimale” una pressione che non superi i 120 mmHg per la sistolica e gli 80 mmHg per la diastolica.

    Quando è che si parla di ipertensione arteriosa?

    L’ipertensione arteriosa spesso non da sintomi e non è una malattia di per sé, ma la sua presenza aumenta il rischio di essere colpiti da ictus, infarto, insufficienza renale ed altre malattie.

    Soffriamo di ipertensione arteriosa, ovvero di pressione alta, quando i valori della pressione “sistolica” sono uguali o maggiori di 140 mmHg e quelli della pressione “diastolica ” sono uguali o superiori a 90 mmHg.

    Pressione arteriosa: come si misura?

    La misurazione della pressione arteriosa più comune è effettuata utilizzando appositi strumenti misurare la pressione del sangue dall’esterno, in modo indiretto.

    Durante tutta la misurazione della pressione, è bene seguire questa semplici regole:

    1. La persona deve essere rilassata, seduta in maniera comoda, in ambiente tranquillo, con temperatura confortevole da almeno cinque minuti.
    2. Nell’ora precedente alla misurazione della pressione non si dovrebbero assumere bevande con caffeina, né fumare da almeno un quarto d’ora (meglio sarebbe non fumare affatto!).
    3. Il braccio deve essere appoggiato ed il bracciale deve essere posizionato all’altezza del cuore.
    4. Le dimensioni del bracciale di gomma devono essere adattate a quelle del braccio del paziente. Nei bambini o negli adulti molto magri, è necessario utilizzare bracciali di dimensioni minori di quelle standard, mentre nel caso di persone molto robuste o di pazienti obesi, il bracciale dovrebbe avere una lunghezza superiore.
    5. L’ideale è effettuare almeno due misurazioni successive: se la differenza tra i valori così supera i 5 mm Hg, procedere con ulteriori misurazioni fino a che i valori misurati risultino abbastanza stabili.

    È possibile prevenire l’ipertensione arteriosa?

    Molti casi d’ipertensione arteriosa sono dovuti a stili di vita non corretti ed è su questi che è necessario intervenire.
    Ricordando che ciascuna persona se smette di fumare, segue determinate indicazioni alimentari – così da tenere sotto controllo il proprio peso – e dedica un po’ del proprio tempo ad un’attività fisica, fa del bene alla propria salute.

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    Su questo argomento leggi anche Sotto pressione. Meno sale è più salute, un libretto, a cura di Simona Giampaoli e Jeremiah Stamler, con i consigli pratici per avere cura del proprio cuore e tenere adeguatamente sotto controllo la propria pressione arteriosa.

    •  Vieni nella nostra farmacia  e richiedi la tua copia!

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dedica una sezione delle linee-guida per il trattamento dell’ipertensione arteriosa alle indicazioni di ordine non farmacologico utili, in particolare, per quei pazienti che non presentano fattori di rischio aggiuntivi.

    Ne riportiamo qui di seguito alcune:

    • controllare il peso corporeo,
    • contenere il consumo di alcol,
    • evitare il fumo,
    • limitare le condizioni di stress,
    • ridurre l’apporto di sale e l’uso degli alimenti che ne sono ricchi (ad esempio gli insaccati),
    • contenere il consumo di grassi animali (contengono colesterolo),
    • non abusare di liquirizia,
    • seguire una dieta ricca di magnesio e potassio (cereali, frutta, verdura, agrumi),
    • esercitare regolarmente un’attività fisica.

    Pressione arteriosa: situazioni particolari

    Misurare la pressione in caso di aritmie

    Se il cuore batte ad intervalli regolari, durante la misurazione è facile distinguere la pressione “massima” o “sistolica” (il momento in cui compare il rumore del battito cardiaco) ed una pressione “minima” o “diastolica” (ovvero il momento in cui scompare il rumore del battito cardiaco).

    Se il cuore non batte ad intervalli regolari, come in caso di aritmie o di fibrillazione atriale, non è così semplice eseguire una corretta misurazione della pressione.
    Alla luce di ciò è consigliabile interrogarsi e verificare, durante la misurazione della pressione, la presenza o meno di possibili aritmie come la fibrillazione atriale, utilizzando ad esempio apparecchi dotati di un algoritmo validato per questa rilevazione piuttosto che il tradizionale sfigmomanometro.

    La presenza di questa aritmia, può determinare una perdita di vigore nella contrazione degli atri, con un conseguente ristagno di sangue che può essere responsabile della formazione di coaguli a livello del cuore, con il possibile distacco di emboli che, se raggiungono il circolo cerebrale, possono essere causa di ictus ischemico.

    La Fibrillazione Atriale è spesso asintomatica ed è un importante fattore di rischio per ictus, per questo controllare e misurare, in modo semplice e con regolarità,  la pressione arteriosa con apparecchi che indichino nella propria destinazione d’uso la possibilità di fare uno screening della Fibrillazione Atriale,  può rappresentare un primo passo verso la prevenzione dell’ictus.

    Fonte: SIIA – Società Italiana Italiana per l’Ipertensione

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  • QUANDO E’ UTILE INTEGRARE CON I SALI MINERALI?

    QUANDO E' UTILE INTEGRARE CON I SALI MINERALI? In linea generale una corretta alimentazione è in grado di soddisfare appieno il fabbisogno giornaliero di sali minerali.  Quando invece sottoponiamo il nostro organismo a sforzi maggiori, come nel caso degli sport di endurance con prestazioni certamente superiori all’ora, che producono una notevole sudorazione, può verificarsi che il livello di questi sali minerali sia carente. Importante in questi casi assumere adeguate quantità di acqua che anche se oligominerale, permette l’introduzione di quantità fisiologiche di sali. Ci sono però momenti in cui anche la corretta idratazione non è più sufficiente ed è necessario allora ricorrere ad integratori salini, in particolare di cloro, magnesio, potassio e sodio.

    Il reintegro idrosalino è importante perchè una carenza di questi micronutrienti può portare a crampi muscolari, stanchezza e cali di pressione.

    Il magnesio è importante per la mineralizzazione dell’osso insieme al calcio e al fosforo e inoltre interviene nei processi di trasmissione dell’impulso nervoso. Il cloro regola l’equilibrio idrico insieme al sodio che a sua volta regola anche l’equilibrio acido-base. Il potassio ha le stesse proprietà del sodio e in più regola la contrazione muscolare.

    In base alla quantità di sali minerali contenuti, gli integratori si suddividono in:

    • Ipertonici quelli che hanno una concentrazione superiore ai liquidi corporei ossia > 300 mOsm/L. Questi integratori avendo un’assimilazione molto lunga non devono essere utilizzati durante lo sforzo. Sono fra la categoria meno utilizzata.
    • Isotonici quelli che hanno una concentrazione pari a quella dei liquidi corporei ossia circa 300 mOsm/L. I tempi di assimilazione sono medi e questi integratori sono usati quando lo sforzo non è così intenso ma in ogni caso si ha un’ abbondante sudorazione.
    • Ipotonici quelli che hanno una concentrazione inferiore a 300mOsm/L con tempi di assimilazione brevi. Sono gli integratori da preferire durante le competizioni soprattutto quando si parte già da una situazione di disidratazione.
    Fonte: Proaction
  • La dermatite atopica

    La dermatite o eczema è una malattia infiammatoria cronica della pelle molto comune, non se ne conosce la causa precisa ma è probabilmente il risultato di una combinazione di fattori ereditari familiari, di stimoli irritanti che possono favorire la secchezza, l’arrossamento e il prurito della pelle. Compare spesso nel 2°-3° mese per regdermatite-atopica.jpg_1064807657redire spontaneamente durante l’adolescenza o l’età adulta. All’inizio interessa il volto, collo, torace, poi si concentra maggiormente in corrispondenza di gomiti, ginocchia e polsi. Il decorso della malattia è vario con periodi di completa scomparsa (soprattutto d’estate in esposizione solare) e periodi di peggioramento (in inverno, o in seguito a infezioni).

    La dermatite è caratterizzata da chiazze rosse, che possono formare anche vescicole umide e croste, soprattutto nel bambino più piccolo, con prurito, talvolta intenso, che può provocare anche infezioni della pelle da grattamento. Per prevenirla ed attenuarne i sintomi, utile evitare alcuni fattori ambientali che possano accentuare la secchezza della pelle ed il prurito (caldo, freddo, vento, sudore). In alcuni casi il sapone irrita la pelle; per la detersione è preferibile usare detergenti delicati con base oleosa per mantenere e ripristinare film idro-lipidico cutaneo.

    Dopo il bagno, meglio tamponare la pelle delicatamente con un asciugamano di cotone senza sfregarla e spalmarla poi con creme idratanti ed emollienti, prive di profumi e conservanti; coprire il bambino lo stretto necessario (il calore aumenta il prurito). Evitare indumenti di lana e fibre sintetiche direttamente a contatto con la pelle. Tenere sempre pulite le unghie del bambino per evitare che, grattandosi, si infetti la pelle. Non esiste una terapia capace di guarire la malattia; solo nelle forme più gravi sarà il pediatra a prescrivere i farmaci più indicati (per es. creme a base di cortisteroidi). Eventuali provvedimenti dietetici vanno concordati con il pediatra così da evitare che, senza motivo, si privi il bimbo di nutrienti essenziali alla crescita.

    La dermatite da pannolinoeritema-da-pannolino

    Il pannolino trattenendo le feci e l’urina, crea un ambiente umido e caldo che favorisce la proliferazione di germi e batteri, con conseguente irritazione della pelle (comparsa di puntini rossi). E’ necessario sostituire spesso il pannolino ed eseguire un’accurata pulizia della pelle con acqua tiepida; evitare saponi e detergenti, che possono irritar
    e ulteriormente la pelle. Asciugare la cute con particolare attenzione alle pieghe. Se non sono presenti ulcere si può usare una pasta a base di ossido di zinco in strato sottile, evitare pomate grasse o assorbenti perché impediscono la traspirazione. Lasciare la zona irritata il più possibile scoperta. Talvolta sono necessari prodotti dermatologici medicati ed alcuni di questi richiedono prescrizione medica. Solitamente in 3-4 giorni il problema si risolve.

    La Crosta lattea

    La crosta lattea è uno dei disturbi più comuni nei neonati, compare sul cuoio capelluto come una desquamazione della pelle, forma una patina biancastra e uno strato più o meno evidente di crosticine. Il disturbo scompare normalmente da solo, ma si può facilitare la guarigione lavando la testa del bambino con shampoo delicato oppure utilizzando emulsioni lenitive specifiche, cercando di ammorbidire le crosticine e rimuovendole delicatamente con spazzola e pettine.crosta-lattea-shampoo

    Fonte: Istituto Negri.

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