• ZECCHE: COME DIFENDERSI

    Le zecche sono artropodi, la stessa famiglia di ragni, acari e scorpioni, e si tratta di parassiti ester­ni, delle dimensioni che variano da qualche millimetro a circa 1 centimetro secondo la specie e lo stadio di sviluppo.

    Il corpo, tondeggiante e il capo, non distinguibile dal corpo, è munito di un apparato boccale (rostro) in grado di penetrare la cute e succhi­are il sangue. Le zone maggiormente a rischio per la possibilità di punture di zecche sono gli ambienti boschivi e ricchi di cespugli. Anche il sottobo­sco ed i prati incolti, i sentieri poco battuti, in cui è maggiore la possibilità di presenza di fauna selvatica, sono da considerare a rischio. Le zecche non saltano e non volano sulle loro vittime, ma si appostano all’estremità delle piante aspettando il passaggio di un animale o di un uomo. Grazie all’anidride carbonica emesse e al calore dell’organismo, questi acari av­vertono la presenza di un eventuale ospite e vi si insediano conficcando il loro rostro (apparato boccale) nel­la cute e cominciando a succhiarne il sangue. Il morso è generalmente indolore perché emettono una sos­tanza contenente principi anestetici. Generalmente rimangono attaccate all’ospite per un periodo che varia tra i 2 e i 7 giorni e poi si lasciano cadere spontaneamente. La probabilità del­la trasmissione di agenti patogeni per mezzo della puntura di zecche dipen­dono strettamente dalla durata della permanenza di queste sull’ospite e sono, in generale, basse se la zecca rimane attaccata per meno di 36-48 ore.

    Malattie trasmesse dalle zecche

    Le zecche sono in grado di trasmettere all’uomo numerose e differenti patolo­gie: la borreliosi di Lyme, la beffre Q, la babesiosi, l’encefalite virale, ecc.. . Con l’inizio della bella stagione le zec­che abbandonano lo stato di letargo invernale e si avviano alla ricerca di un ospite da parassitare. Nei mesi pri­maverili ed estivi, che vanno da aprile a ottobre, è quindi più frequente ca­dere vittima del cosiddetto “morso da zecca”. Il morso della zecca non è di per sé pericoloso per l’uomo, i rischi sanitari dipendono invece dalla pos­sibilità di contrarre infezioni trasmesse da questi animali in qualità di vettori.

    Cosa fare

    • Indossare indumenti di colore chiaro, per rendere evidente la presenza di zecche, resistenti agli strappi e con maniche e pantalo­ni lunghi; questi ultimi dovrebbero essere infilati nelle calze per evi­tare la possibile penetrazione dei parassiti tra gamba e calza.
    • Indossare calzature chiuse e alte sulle caviglie.
    • Applicare repellenti a base di DEET e gli insetticidi a base di base di permetrina, anche spruzzan­doli sui vestiti. Usare con cautela i prodotti repellenti, soprattutto nei bambini, per la possibilità di effet­ti indesiderati: il prodotto repel­lente non va inalato o ingerito, o portato a contatto con gli occhi, non va applicato su cute irritata o escoriata; va applicato soltanto sulle parti scoperte.
    • A casa, procedere ad un’accura­ta ispezione di tutto il corpo, con l’aiuto di un’altra persona per le zone difficilmente ispezionabili, senza trascurare il cuoio capel­luto, per verificare la presenza di zecche e procedere alla loro im­mediata rimozione.
    • Afferrare saldamente la zecca con una pinzetta il più possibile aderente alla cute, e tirarla deci­samente, ma senza strappi, con una delicata rotazione antioraria per evitarne la rottura.
    • Proteggere mani e piedi con guanti o un fazzoletto durante l’o­perazione, per evitare la possibili­tà di infezione attraverso piccole lesioni della pelle.
    • Se il rostro della zecca rimane all’interno della pelle, estrarlo con l’aiuto di un ago sterile.
    • Applicare disinfettanti e antibiotici sulla parte soltanto dopo l’estra­zione della zecca, evitando quelli che colorano la pelle (tintura di iodio, mercurocromo) perché potrebbero mascherare segni di infezione.
    • Dopo la rimozione della zecca dovrebbe seguire un periodo di osservazione della durata di 30-40 giorni per individuare la comparsa di eventuali segni e sintomi di in­fezione.
    • Rivolgersi al proprio medico cu­rante nel caso si noti un alone rossastro che tende ad allargarsi oppure febbre, mal di testa, de­bolezza, dolore alle articolazioni, ingrossamento dei linfonodi.

    Cosa non fare

    Non utilizzare mai per rimuovere la zecca: alcol, benzina, acetone, trieli­na, ammoniaca, olio o grassi, né og­getti arroventati, fiammiferi o sigarette per evitare che la sofferenza indotta possa provocare il rigurgito di materia­le infetto.

    Come difendere i nostri amici a quat­tro zampe

    • Controllare regolarmente gli ani­mali da compagnia e domestici e trattarli con presidi antizecche
    • Tenere costantemente sotto controllo le cucce degli animali domestici e di compagnia trat­tandole, periodicamente, con prodotti insetticidi.

    Esclusione di responsabilità: la presente è fornita unicamente a titolo informativo e non intende dare diagnosi o indicazioni di cura con riferimento a una qualsivoglia condizione patologica. In caso di sintomi o preoccupazioni, rivolgetevi al vostro medico di fiducia.

  • UTILIZZO DEI REPELLENTI ANTIZANZARA

    Con l’arrivo della bella stagione si ripropone ogni anno il problema delle zanzare.

    Per difendersi è possibile ricorrere a diverse formulazioni di repellenti, a base di sostanze chimiche o di estratti vegetali: lozioni, creme, spray, roll-on, salviette e braccialetti che offrono una protezione più o meno efficace a seconda della concentrazione del principio attivo.

    Quando si utilizza un repellente è importante seguire attentamente le istruzioni d’uso riportate sulla confezione, tenendo conto di alcune semplici precauzioni:

    • applicare solo sulla pelle esposta e/o sui vestiti secondo le modalità indicate in etichetta. Non applicare i repellenti sulla pelle sotto i vestiti;
    • non usare su pelle irritata o lesa ed evitare il contatto con occhi e mucose;
    • quando si utilizzano formulazioni in spray, non spruzzare direttamente sul viso ma applicarle con le mani;
    • l’applicazione eccessiva non dà una protezione migliore o più duratura: quando la protezione non è più necessaria, lavare la pelle con acqua e sapone;
    • verificare in etichetta se è consigliato l’utilizzo sui bambini e da quale età;
    • non applicare mai il repellente sulle mani dei bimbi onde evitare qualsiasi contatto con occhi e bocca;
    • se si necessita sia della protezione solare che di un repellente, è consigliato applicare prima il solare e poi l’antizanzare a distanza di almeno 30 minuti. Va tenuto presente che la protezione solare necessita di essere applicata molto più spesso nel corso della giornata;
    • leggere sempre per quali insetti è stato testato il prodotto;
    • se si presentano segni di allergia, sospendere immediatamente l’uso e contattare il medico, informandolo sul tipo di prodotto usato.

    Fonti: CCM- Centro Nazionale per la Prevenzione e il Controllo delle malattie
    http://www.salute.gov.it

  • Crampi nel ciclismo – 10 Consigli per Prevenirli –

    CRAMPI NEL CICLISMO - 10 CONSIGLI PER PREVENIRLI

    Una delle problematiche più frequenti a cui vanno incontro i ciclisti, soprattutto nel periodo estivo, sono i crampi. Si tratta dicontrazioni involontarie, violente ed improvvise, della muscolatura striata che possono provocare fastidi o dolori talora intensi. La contrazione solitamente si risolve distendendo la muscolatura colpita con l’impiego di una forza esterna.  Nel caso del ciclista i muscoli del polpaccio, del braccio e della mano sono quelli che vengono più facilmente colpiti dai crampi, che possono verificarsi non solo durante lo sforzo ma anche nel corso della notte. Il polpaccio, in particolare,  è un muscolo sottoposto ad una lunga contrazione quando si pedala per fissare la posizione del piede. Questa contrazione provoca lo schiacciamento dei vasi sanguigni e impedisce al sangue di circolare liberamente e, inoltre, il lavoro muscolare protratto depaupera le scorte energetiche del muscolo. Tutto ciò può provocare i crampi. Anche altri fattori possono contribuire all’insorgenza di questa problematica come ad esempio una condizione fisica non ottimale legata ad allenamenti irregolari, l’idratazione insufficiente, l’alterazione della concentrazione di sali minerali come il calcio, il magnesio e il potassio che sono coinvolti nei meccanismi di contrazione muscolare.

    Ecco alcuni utili consigli per prevenire questo fastidioso inconveniente durante le uscite in bici:

    • fare un riscaldamento prima dell’uscita per preparare il sistema cardiorespiratorio, muscolare ed articolare allo sforzo;
    • adattare l’allenamento in base alle proprie possibilità fisiche;
    • utilizzare abiti traspiranti e non troppo stretti. Anche le stringhe delle scarpe non devono essere allacciate troppo strette;
    • impugnare correttamente il manubrio, tenendo le braccia e le spalle rilassate, senza stringerlo con forza. È bene, inoltre, cambiare spesso la posizione delle mani e muovere le dita in modo da stimolare la circolazione;
    • regolare bene l’altezza della sella: quando è troppo alta si tende a spingere sul pedale con la punta del piede, sovraccaricando il polpaccio;
    • adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura ed integrare in caso di carenze vitaminiche;
    • non consumare in eccesso sostanze stimolanti come tè e caffè che potrebbero aumentare l’affaticamento muscolare;
    • idratarsi regolarmente, prima, durante e dopo lo sforzo prima che compaia lo stimolo della sete;
    • utilizzare bevande ricche di Sali minerali, durante e dopo lo sforzo, soprattutto in caso di temperatura esterna elevata, per facilitare il recupero;
    • eseguire lo stretching al termine dell’attività.
    Dott.ssa Pamela Colasante
    Biologa nutrizionista

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  • Ictus cerebrale: la prevenzione a tavola

    L’ictus cerebrale rappresenta la seconda causa di morte a livello mondiale e la terza nei paesi industrializzati. Ma non solo: entro il 2020 la mortalità per ictus rischia di raddoppiare a causa dell’invecchiamento della popolazione.

    L’ictus cerebrale, però, non solo si può curare ma si può prevenire nell’80% dei casi. 

    1. Prima regola: tenere sotto controllo il peso corporeo e l’obesità. Per raggiungere questo vero e proprio obiettivo di salute le linee guida nazionali e internazionali raccomandano di seguire stili di vita sani, attraverso l’attività fisica moderata e costante e un’alimentazione sana come quella che prevede la dieta mediterranea.
    2. Seconda regola: controllo della pressione arteriosa, fino dai 40 anni, ancora più importante nei diabetici, e riconoscimento della aritmia cardiaca dictusdietaefinita fibrillazione atriale e l’astensione dal fumo.

    “Con campagne informative come Aprile mese della prevenzione,A.L.I.Ce. Italia Onlus”, dichiara Francesco Gaballo, vicepresidente dell’Associazione, “intende ridurre l’incidenza dell’ictus cerebrale e migliorare la qualità della vita delle persone colpite, proprio attraverso la diffusione della conoscenza della patologia e dei suoi principali fattori di rischio”.

    Ictus: la prevenzione inizia a tavola

    In numerosi studi epidemiologici, infatti, la dieta è stata individuata come uno dei principali fattori di rischio modificabile.

    In particolare il consumo di olio d’oliva, frutta, verdura e pesce azzurro sembra possa ridurre il rischio ictus fino al 20%.

    L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha valutato in circa 2.64 milioni di casi all’anno il totale delle morti attribuibili ad un inadeguato consumo di frutta e verdura.

    Aumentando il consumo individuale fino a 600 grammi al giorno, si potrebbe ridurre il rischio di infarto e ictus rispettivamente del 31% edel 19%.

    Ancora una volta, è vincente la tradizionale dieta mediterranea, caratterizzata da olio di oliva extravergine come principale fonte di grassi, da un elevato apporto di frutta, noccioline, verdure, legumi e cereali; da un moderato apporto di pesce e pollame, da un basso apporto di latticini, carne rossa e dolci e da un consumo da basso a moderato di vino, in particolare durante i pasti.

    Consumare in particolare agrumi, mele, pere e verdure a foglia contribuisce molto alla protezione: un incremento di circa 200 grammi al giorno, sia di frutta che di verdura, fa diminuire il rischio ictus rispettivamente del 32% e dell’11%.

    Un alto consumo di olio di oliva extravergine, che rientra tra le caratteristiche principali della dieta mediterranea, viene considerato come uno degli elementi che contribuisce maggiormente a proteggere il sistema cardiovascolare: un incremento di 23 grammi al giorno di consumo di olio di oliva è stato inversamente associato all’incidenza dell’ictus (riduzione del rischio del 20%) e alla mortalità (riduzione del rischio dell’11%).

    Se da una parte ci sono nutrienti da consumare con moderazione, come sodio, alcol e grassi saturi perché aumentano il rischio vascolare, per altri, invece, è stato evidenziato un effetto protettivo: omega3, fibre, vitamina B6 e B12, così come l’assunzione di calcio e potassiodiminuiscono il rischio di ictus cerebrale.

    CONSIGLI DIETETICI

    1. Consumare pesce almeno 2 volte alla settimana, soprattutto salmone, pesce spada, pesce azzurro o trota
    2.  Ridurre l’apporto di sale – massimo 5 gr al giorno
    3. Consumare almeno 3 porzioni di frutta e almeno 2 di verdura al giorno
    4. Limitare il consumo di grassi e condimenti di origine animale, preferendo quelli di origine vegetale
    5. Bere non più di 2 bicchieri di vino al giorno

    Seguire la dieta mediterranea riduce, dunque, il rischio di ipertensione, diabete, infarto, obesità e sindrome metabolica.

    Ictus: la prevenzione inizia da piccoli

    Le regole di una sana alimentazione e uno stile di vita corretto, però, dovrebbero essere adottate sin da piccoli, anche i dati dimostrano il contrario: secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Europa, 1 bambino su 3 tra i 6 e i 9 anni è sovrappeso o obeso. Ed è per questo che A.L.I.Ce. Italia Onlus intende sensibilizzare anche le famiglie su una maggiore attenzione verso le cattive abitudini alimentari fin dall’infanzia. Non si deve dimenticare che una giusta prevenzione, oltre a benefici in termini di salute, comporterebbe un effetto positivo sul budget nazionale dei Paesi dell’Unione Europea, considerando che attualmente ben il 7% di questo budget viene destinato alle patologie collegate all’obesità.

    In occasione di “Aprile mese della prevenzione dell’Ictus Cerebrale”, la Federazione A.L.I.Ce. Italia Onlus con le sue oltre 70 Associazioni locali darà vita a diverse iniziative di prevenzione,sensibilizzazione e di informazione su questa patologia, grave e disabilitante. Anche quest’anno, inoltre, A.L.I.Ce. Italia Onlus può contare su una testimonial d’eccezione: Valentina Vezzali.

    Fonte:Unilife.
  • Mal di schiena: 5 + 5 consigli per te

    Mal di schiena: quali sono le persone più a rischio?

    Raggiunti i trent’anni tutti entriamo nel periodo in cui con maggiori probabilità avremo la prima esperienza di mal di schiena. Dai trent’anni in poi il rischio che il problema si ripresenti, con più frequenza, diventa proporzionale all’età. Fermare il tempo non si può, ma sicuramente ci sono almeno 5 cose da sapere sul mal di schiena e 5 consigli per una corretta prevenzione.

    Mal di schiena: 5 cose da sapere

    Tra i fattori legati alle proprie abitudini quotidiane che possono esporre di più al rischio che il mal di schiena cronicizzi troviamo:

    1. Il lavoro. Tutti i lavori che “gravano” molto sul funzionamento della colonna vertebrale possono contribuire al mal di schiena. Ad esempio, Mal di schienapuò essere dannoso svolgere un’attività che richiede lunghi periodi seduti, ma anche il sollevamento di cose pesanti, così come continui piegamenti o torsioni, movimenti ripetitivi o vibrazioni costanti (come l’utilizzo di un martello pneumatico o la guida di attrezzature pesanti).
    2. Il fumo. Le persone che fumano hanno più probabilità rispetto alle persone che non fumano ad avere mal di schiena.
    3. Il sovrappeso. Il peso corporeo in eccesso, soprattutto quando si concentra nella zona addominale, può mettere a dura prova la schiena. Essere in sovrappeso spesso significa anche essere in condizioni fisiche peggiori, ovvero avere una muscolatura più debole e in generale un corpo meno flessibile: tutti ingredienti che possono contribuire al mal di schiena.
    4. La postura sbagliata. Di per se una postura sbagliata difficilmente può essere la causa del mal di schiena. Ma dopo che la schiena ha subito un primo trauma e comincia a darci dei segnali, la cattiva postura può peggiorare il dolore. Tenere “una buona postura” significa che orecchie, spalle e fianchi sono posizionati lungo una linea retta. Se questa posizione provoca dolore, e tendiamo a cercare una posizione di compensazione, alla base del dolore (che cerchiamo di evitare) potrebbe esserci un altro problema, ad un disco della colonna o alle ossa della schiena.
    5. Lo stress. Lo stress così come altri fattori emotivi possono svolgere un ruolo importante nella genesi del dolore lombare, in particolare quando è cronico. Molte persone, infatti, inconsciamente contraggono i muscoli della schiena quando sono sotto stress. Inoltre, tra stress e dolore può innescarsi un circolo vizioso: anche il mal di schiena cronico può essere una condizione stressante e portare ad uno stato di depressione.

    Mal di schiena: 5 consigli per prevenirlo

    1. Primo consiglio, fai prevenzione. Non c’è modo di arrestare l’età che avanza, ma sicuramente ci sono una serie di accorgimenti che possono ridurre il rischio di soffrire di mal di schiena:
      • Mantieni un peso nella norma
      • Fai esercizio fisico
      • Solleva i pesi facendo leva sulle gambe e non sulla schiena
      • Assicurati che la tua postazione lavorativa non stia contribuendo al tuo mal di schiena
    1. Secondo consiglio: abbatti lo stress. Ridurre lo stress sicuramente migliora la tua salute generale e la qualità della tua vita. Come? Puoi provare con l’esercizio fisico mirato, lo yoga, la meditazione, il buon sonno. Anche la respirazione lenta e profonda può aiutare. Così come tenere a mente le attività che ti piacciono o che ti fanno sentire meglio: saranno sempre a portata di mano quando lo stress sta per superare i livelli di guardia.
    2. Terzo consiglio, muoviti. L’attività fisica regolare, a bassa intensità, come ad esempio camminare, è uno dei migliori trattamenti per il mal di schiena. Aiuta a diminuire la rigidità, a ridurre lo stress, può aumentare il senso di controllo sul dolore e aiutare a dormire meglio.
    3. Quarto consiglio, rafforza la schiena. Per rafforzare la parte bassa della schiena ci sono due i tipi di allenamento adatti: gli esercizi di flessione per allungare i muscoli della schiena e dei fianchi e quelli di estensione per sviluppare i muscoli che sostengono la colonna vertebrale. Non tutti gli esercizi sono adatti a tutti i mal di schiena, ci sono alcuni esercizi che non dovreste fare in funzione, per esempio, della causa che ha determinato il tuo mal di schiena: assicurati di parlarne con il medico per capire insieme quale allenamento è sicuro nel tuo caso.
    4. Quinto consiglio, fai Yoga. Se il mal di schiena non migliora, alcuni studi mostrano come la pratica dello yoga possa diventare vostra alleata, per ridurre i sintomi, con benefici che durano anche a lezioni concluse. Lo stretching funziona altrettanto bene. Assicurati che il tuo istruttore abbia esperienza di insegnamento a persone con mal di schiena, in questo modo saprà sicuramente adattare le posizioni alla tua situazione, se necessario.
  • Portrait of beautiful young woman holding red heart against of forest

    La premessa da cui parte l’American Heart Association è che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di mortalità nelle donne americane. Poi guardando ai dati, possiamo dire che:

    • dal 1984 il tasso di mortalità annua per malattie cardiovascolari resta maggiore per le donne rispetto agli uomini.
    • Negli ultimi dieci anni, sono state riscontrate riduzioni della mortalità per malattie cardiovascolari nelle donne. La drastica riduzione dei tassi di mortalità nelle donne è attribuita a un aumento della consapevolezza, una maggiore attenzione alle donne e al rischio di malattia cardiovascolare, e ad una maggiore applicazione di trattamenti evidence-based per la malattia coronarica.

    Il documento pubblicato sulla rivista Circulation fa il punto sull’infarto miocardico acuto nelle donne, soffermandosi sulle differenze in termini di presentazione clinica, fisiopatologia, trattamento ed esiti.
    Un primo dato riguarda le innegabili disparità di trattamento che portano le donne ad avere esiti peggiori. Il secondo riguarda le minoranze etniche che risultano particolarmente a rischio di ‘discriminazione’. Infine, come se non bastasse, le donne inserite nei trial clinici su farmaci e dispositivi medici sono ancora poche.

    DONNE E CUORE: TUTTE LE CARATTERISTICHE AL FEMMINILE DELL’INFARTO IN TERMINI DI PRESENTAZIONE CLINICA, FISIOPATOLOGIA, TRATTAMENTO ED ESITI.

    • Valori elevati di pressione sanguigna, ovvero la presenza di ipertensione, rappresentano un fattore di rischio più alto nelle donne che non negli uomini, insieme al diabete che, se presente in una giovane donna, aumenta il rischio di malattie cardiache cinque volte più che in un giovane uomo.
    • La formazione di placche aterosclerotiche nelle arterie è una delle principali cause di infarto, e può nelle donne vi è una maggiore possibilità che possano provocare danni.
    • I sintomi: sebbene il dolore toracico sia un sintomo comune nell’infarto, nelle donne sono molto più frequenti respiro corto, dolore alla schiena, alla mascella, nausea e vomito.
    • Il minore utilizzo di farmaci consigliati dalle linee-guida. Un dato che può essere spiegato considerando che le donne inserite nei trial clinici su farmaci e dispositivi medici sono ancora poche, le donne che effettuano la riabilitazione cardiaca sono meno degli uomini e, quelle che la effettuano, hanno minori possibilità di sopravvivenza rispetto agli uomini.
    • Le donne nere sono più soggette ad infarto, rispetto alle donne bianche perché più soggette a obesità, diabete e pressione alta.

    Le donne non possono ignorare questi dati e devono imparare ad affrontare nel modo giusto questo problema che le riguarda da vicino con caratteristiche specifiche di genere.

    DONNE E CUORE: QUALI CONSIGLI SEGUIRE?

    È fondamentale che le donne conoscano quali sono i giusti livelli di glicemia, colesterolo, pressione sanguigna, indice di massa corporea per stare in salute, in modo da imparare a tenere questi valori sempre sotto controllo.
    Perché essere informate significa imparare a condurre uno stile di vita sano, riuscire a prevenire questi disturbi o individuarli in tempo.

    Nella nostra farmacia puoi effettuare autoanalisi per la rilevazione della glicemia e tutto il corredo lipidico!

    Prevenire è importante!

     

    Fonte
    AHA Scientific Statement. Acute Myocardial Infarction in Women. A Scientific Statement From the American Heart AssociationPublished online before print January 25, 2016, doi: 10.1161/CIR.0000000000000351

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  • DEFIBRILLATORE SEMIAUTOMATICO – PROGETTO CUORE VITA

    PROGETTO CUOREVITACuore amico

    Nell’ambito del progetto “CUOREVITA”, ideato dall’Amministrazione Comunale di Isola Vicentina sono stati posizionati nel nostro comune sette defibrillatori: presso le scuole medie ed elementari, il palazzetto dello sport, le farmacie di Isola e Castelnovo. Davanti alla nostra farmacia, in piazza a Isola, ne sarà posizionato uno, donato da noi all’Amministrazione.

    Cosa è un defibrillatore?

    E’ uno strumento salvavita, serve a rilasciare una scarica elettrica calcolata a 150 J per un paziente adulto e ha la possibilità, attraverso degli speciali elettrodi pediatrici, di poter defibrillare bambini sotto gli otto anni con scariche più contenute. Vedi figura n.1

    Cosa vuol dire defibrillare?

    Dare una scarica elettrica al cuore, in caso di arresto cardiaco, per riattivarne le normali funzionalità, farlo cioè ripartire!

    Misure e peso oltre che una estrema facilità di utilizzo, sono le caratteristiche che rendono questa macchina innovativa e semplice da usare. Infatti è in grado di parlare all’utente e di guidarne le manovre necessarie in emergenza, questo attraverso una voce guida che fornisce indicazioni in tempo reale.

    E’ poi in grado ciclicamente di effettuare degli autotest, comprese auto scariche trimestrali, tutto per garantire sempre il funzionamento ottimale.

    L’Amministrazione Comunale ha attivato dei corsi base sul loro uso per sensibilizzare la popolazione e fornire istruzioni al maggior numero di persone possibili.

    Figura n.1

    Cos’è l’arresto cardiaco?

    L’arresto cardiaco è una grave condizione clinica d’emergenza, caratterizzata dall’improvvisa e inaspettata interruzione dell’attività cardiaca e dalla perdita di conoscenza e delle capacità respiratorie.

    Esso è così grave che, se non s’interviene immediatamente, nel giro di pochissimi minuti provoca dei danni permanenti al cervello e la morte dell’individuo colpito.

    Per le sue caratteristiche di repentinità, imprevedibilità e letalità, l’arresto cardiaco viene detto anche morte cardiaca improvvisa o arresto cardiaco improvviso.

    Spesso molti identificano l’arresto cardiaco con l’attacco di cuore (comunemente chiamato infarto). Tuttavia, sono due disturbi differenti, in quanto hanno natura distinta: all’origine dell’infarto c’è una interruzione del flusso di sangue diretto al cuore con conseguente morte della parte del miocardio interessata a tale interruzione; all’origine dell’arresto cardiaco, invece, c’è una alterazione del ritmo sinusale, ovvero una gravissima forma di ARITMIA (fibrillazione ventricolare) che porta il cuore, anziché contrarsi e pompare il sangue verso i vari organi del corpo, a vibrare in modo del tutto inutile e inefficace, per cui ad esmpio il cervello non viene più irrorato, va’ in sofferenza e muore.Defibrillatore_simbolo

    Proviamo a immaginare ora il cuore come percorso da un impianto elettrico (in verde nella figura n.2) e capace di generare e condurre da sé gli impulsi elettrici per la contrazione degli atri e dei ventricoli al fine di avere una funzionalità normale. La sorgente di tali impulsi si trova a livello dell’atrio destro del cuore e si chiama nodo seno atriale (vedi figura n.2) il quale ha il compito di scandire, come un metronomo, la giusta frequenza di contrazione che poi si propaga in tutto il cuore attraverso il suddetto impianto elettrico.

    Ecco che una qualsiasi interruzione o anomalia in questo sistema produce una aritmia ed è lì che interviene il defibrillatore ripristinando, quando possibili, il normale circuito elettrico cardiaco e la giusta frequenza.

    figura n.2

    Secondo uno studio statistico, in Italia, l’arresto cardiaco ha un’incidenza annuale pari a un caso ogni 1000 abitanti e una mortalità elevata, in assenza di aiuti terapeutici è del 2%, che sale fino al 50% con l’uso in tempo utile del defibrillatore e della rianimazione cardio polmonare RCP o massaggio cardiaco.

    E’ più frequente tra gli uomini dai 45 anni e le donne dai 55 anni in su (nei giovani è legato a particolari difetti congeniti del cuore cioè presenti dalla nascita) ed è più frequente per il sesso maschile, 3 a 1.

    Ecco perché siamo forse un’ ISOLA un po’ più sicura…