• Osteoporosi

    osteoporosi19141014_mlDEFINIZIONE

    Condizione caratterizzata dalla progressiva diminuzione della densità dell’osso, con conseguente aumento della sua fragilità e suscettibilità alle fratture. In condizioni normali, la resistenza e la compattezza delle ossa è data dal loro contenuto in minerali ( come calcio e fosforo ). Quando questo diminuisce, a seguito di processi fisiologici o patologici, le ossa perdono di resistenza e compare l’osteoporosi.

    CAUSE

    La densità ossea diminuisce normalmente con l’età e l’osteoporosi spesso subentra con l’invecchiamento , in particolare nelle donne dopo la Menopausa, favorita anche dalla riduzione del livello di ormoni sessuali ( estrogeni ). Altre possibili cause di osteoporosi secondaria sono: l’immobilizzazione prolungata, l’Insufficienza renale cronica, i disturbi ormonali e l’assunzione a lungo termine di farmaci ( come i cortisonici e gli anticonvulsivanti ). Fumo, alcol, disturbi del comportamento alimentare ( Anoressia, Bulimia), ossa sottili per costituzione scheletrica, sono tutti fattori di rischio per la comparsa di osteoporosi.

    SINTOMI

    L’osteoporosi non produce sintomi fino a quando la fragilità delle ossa colpite non determina la comparsa di fratture cosiddette patologiche, che cioè avvengono in condizioni che solitamente non provocherebbe un tale danno all’osso . Particolarmente frequenti e pericolose sono le fratture del femore e dell’anca. Le vertebre indebolite possono collassare spontaneamente o a seguito di traumi minimi, determinando la comparsa di dolore intenso e improvviso o di un mal di schiena cronico.

    DIAGNOSI

    La diagnosi di osteoporosi è spesso accidentale, in seguito a radiografie eseguite per altri motivi. La mineralometria osseacomputerizzata (MOC), con apparecchio a raggi X (DEXA, radiodensitometria a doppia energia ) o con ultrasuoni, è l’esame utilizzato per misurare la densità ossea e valutare la presenza e la gravità della malattia. Vengono spesso associati esami del sangue per misurare i livelli di calcio e fosforo e degli ormoni coinvolti nel metabolismo osseo.osteoporosi-in-Italia-eta-sesso

    CURE

    Le donne in Menopausa a rischio di osteoporosi possono utilizzare la terapia estrogenica sostitutiva o il raloxifene ( un modulatore selettivo del recettori degli estrogeni ) per prevenire o bloccare la perdita di densità ossea. In tutti i tipi di osteoporosi, i farmaci appartenenti alla classe dei bifosfonati ( come alendronato, zoledronato, risedronato ), in grado di inibire il riassorbimento osseo, vengono utilizzati a scopo sia preventivo che terapeutico. Indicata in alcuni casi anche la calcitonina sotto forma di spray nasale.Recentemente, è stato introdotto in terapia l’ormone paratiroideo ( teriparatide ), con risultati incoraggianti.

    CURE ALTERNATIVE

    Per l’osteoporosi la fitoterapia propone, fra l’altro, pappa reale, equiseto, avena sativa, eleuterococco e olio essenziale di limone. Disponibili anche terapie omeopatiche.

    ALIMENTAZIONE

    La dieta deve essere ricca di calcio e di vitamina D, eventualmente ricorrendo anche ad integratori . Oltre ai latticini (considerati la migliore fonte di calcio), sono ricche del minerale anche alcune alghe marine ( kelp e dulse ), broccoli, cavolo verde, cime di rapa, tofu, fagioli, soia e crusca di grano.

     

    Fonte:Dica33.

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  • La Psicologa in farmacia

    EMOZIONI: NEMICHE AMICHE

    Perché esistono le emozioni? A che cosa servono? Perché ci fanno star male?

    Solitamente distinguiamo le emozioni tra belle e brutte, ma questa è un’abitudine che rischia di trarci in inganno, infatti è più corretto definire le emozioni come PIACEVOLI O SPIACEVOLI. La cosa però veramente importante da sapere è che TUTTE LE EMOZIONI SONO UTILI perché funzionali a comunicarci qualcosa di noi e della situazione che stiamo vivendo. Le emozioni ci rendono completi integrando tutte le nostre diverse parti della nostra personalità.

    Ciascuno di noi è un fiore che ha bisogno di tutti i suoi petali, quindi di ciascuna emozione, per dirsi completo. Felicità, gioia, entusiasmo sono facili da accettare e da accogliere, ma come reagiamo quando invece proviamo rabbia, delusione, tristezza, paura? Cosa ci accade quando una situazione o un pensiero ci fa star male? Siamo in grado di impiegare al meglio l’emozione che proviamo per crescere con lei o ne rifuggiamo o addirittura la scacciamo in malo modo?

    “Emozionarsi”, soprattutto quando l’emozione è spiacevole, a volte fa paura e questo genera ulteriore rabbia o addirittura sensi di colpa come se ci si dovesse vergognare di ciò che viviamo. Spesso quindi siamo portati a distogliere lo sguardo da ciò che sentiamo o addirittura spegnere quelle emozioni che creano sofferenza.

    Le emozioni spiacevoli sono utili perché sono un CAMPANELLO D’ALLARME che ci segnala che c’è qualcosa che non va a cui dare attenzione. È necessario ASCOLTARE COSA LE NOSTRE EMOZIONI VOGLIONO DIRCI. Evitando di ascoltare le nostre emozioni celiamo a noi stessi una parte di noi.

    Ogni emozione è utile se impiegata bene. La rabbia se usata come uno strumento per sentirci completi, ci fornisce quell’energia utile per agire, mettendo in moto il nostro corpo e la nostra emotività e compiere delle azioni, ci permette di essere efficaci nel proteggere i nostri bisogni e desideri. Si parla quindi di assertività quando usiamo la rabbia efficacemente e non in maniera sterile o distruttiva per noi o per gli altri.

    La paura invece ci aiuta ad affrontare correttamente i pericoli, la tristezza ci permette di avere cura delle nostre fragilità e di accogliere la nostra umanità.

    Se non permettiamo a ciascun petalo di esprimersi non ci diamo la possibilità di essere persone complete.

    Le emozioni bloccate, inoltre, dovranno comunque trovare altre strade per manifestarsi e lo faranno a questo punto in modo meno consapevole. Cresceranno quindi dentro di noi in modo incontrollato le radici delle emozioni inascoltate, rubando nutrimento alle altre radici.  Questo genererà sofferenze incomprensibili e i sintomi più vari, da quelli psicosomatici, all’ansia, alla depressione ecc.

    È quindi importante permettersi di entrare in contatto con ciascuna emozione e con quelle parti di noi che ad un primo impatto potrebbero farci più paura o farci sentire confusi o persi. Questo ci permetterà di sentirci efficaci nel costruire la nostra personalità e felicità, accogliendo quindi tutte le richieste e i bisogni che arrivano da dentro noi stessi.

    Articolo a cura della Dott.ssa Silvia Ceccato psicologa che offre uno spazio di ascolto ed orientamento in farmacia per chiunque si trovi in situazioni di difficoltà o che desideri avere risposte adeguate a problematiche di natura psicologica o relazionale.

    La psicologa sarà presente in farmacia indicativamente il pomeriggio del lunedì e del mercoledì dalle 16:30 alle 19:00 su appuntamento. La consulenza si struttura in un primo incontro gratuito.

  • Prenotazioni Cup A.S.L. 8 – STAMPA REFERTI

    Nella nostra farmacia effettuiamo prenotazioni di visite, esami e analisi per i cittadini residenti nell’A.S.L. n°8.

    Inoltre, gratuitamente, eseguiamo il ritiro referti e la stampa delle esenzioni 7R2.r1y6p4i3n2u8z4u0s0x9b1n5t__Sn-stampa_referti

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  • Autoanalisi del sangue

    Autoanalisi del sangue: perchè farle? Da noi PUOI farle!

    Effettuare periodicamente le autoanalisi del sangue significa tenere sotto controllo il proprio stato di salute e prevenire eventuali patologie. Oggi in farmacia, appoggiandosi alla competenza del personale, è possibile eseguire le autoanalisi in pochi minuti e risparmiando tempo. E’ consigliato eseguire le autoanalisi entro le ore 10.00 del mattino, a digiuno dalla mezzanotte del giorno prima. Il test è indolore: l’autoanalisi del sangue viene effettuata con una semplice puntura del polpastrello, si preleva una goccia di sangue che viene successivamente esaminata da un analizzatore automatico.autoanalisi

    Nella nostra farmacia puoi effettuare la rilevazione di questi parametri che adesso analizzeremo:

    COLESTEROLO TOTALE: è un grasso prodotto dal fegato e introdotto nel nostro organismo anche dagli alimenti che assumiamo. La produzione non controllata del colesterolo può provocare malattie molto gravi di natura cardiovascolare. Il valore di riferimento è: < 200 mg/dl.

    COLESTEROLO HDL: è costituito da lipoproteine ad alta densità con la funzione di rimuovere il colesterolo in eccesso nei tessuti e portarlo nel fegato; per questo viene anche chiamato colesterolo buono. Il valore di riferimento è: > 40 mg/dl.

    COLESTEROLO LDL: è costituito da lipoproteine a bassa densità e può rivelarsi dannoso per la salute e in particolare per il cuore, perché queste lipoproteine portano il colesterolo dal fegato ai vasi sanguigni; per questo viene anche chiamato colesterolo cattivo. Il valore di riferimento è: < 115 mg/dL.

    TRIGLICERIDI: sono una tipologia di grasso presente nel sangue e nei tessuti. Valori superiori a quelli indicati aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. Il valore di riferimento è: < 170 mg/dl.

    GLICEMIA: la glicemia è il valore della concentrazione di glucosio nel sangue. I valori normali di riferimento sono tra 70 e 100 mg/dl; test importante per l’individuazione di malattie come il diabete.

    EMOGLOBINA GLICATA: è una proteina che si trova sulla superficie dei globuli rossi e che fornisce loro la capacità di portare l’ossigeno agli organi e ai tessuti. Essa può legarsi al glucosio, presente ad elevate concentrazioni nel sangue in caso di diabete, formando l’emoglobina glicata (HbA1c), una nuova proteina che non trasporta l’ossigeno con la stessa efficacia dell’emoglobina. Questo provoca una minore ossigenazione degli organi e tessuti. Il test dell’emoglobina glicata permette di controllare il livello glicemico del paziente affetto da diabete mellito ed è utili per conoscere la quantità di glucosio presente nel sangue nei due-tre mesi prima del test. Il valore di riferimento è : < 6,5 % .

  • Consulenza all’allattamento

    Nella nostra farmacia è possibile prenotare un appuntamento per ricevere una consulenza gratuita all’allattamento da un professionista del settore!

    L’allattamento naturale è ormai considerato il modo ottimale di nutrire i bambini fino al sesto mese di vita. Grazie alla sua composizione, il latte materno risponde a preci2015_09_21_Produzione-di-latte-domanda-e-offertase esigenze di crescita del neonato e allo sviluppo del suo apparato digerente. La sua qualità è dovuta alla presenza di fattori protettivi immunologici: per esempio rispetto a forme infiammatorie, diarroiche e infezioni delle vie respiratorie. L’allattamento al seno, inoltre, diminuisce l’incidenza delle allergie.Con le poppate non c’è il rischio di sbagliare dose di latte da somministrare ed in generale i bambini che si nutrono di latte materno presentano un accrescimento più lento, ma più equilibrato rispetto a quelli che prendono il latte artificiale. Un altro beneficio è l’instaurarsi dei meccanismi di controllo dell’appetito. Dal punto di vista psicologico, tenendo presente che le poppate favoriscono la vicinanza fisica e affettiva tra mamma e neonato, bisogna considerare quale rapporto la madre instaura con il figlio e come vive la propria scelta. Se la madre gradisce l’allattamento riuscirà a trasmettere serenità al piccolo. In caso contrario, invece, anche il senso del rifiuto da parte della madre sarà trasmesso e percepito dal neonato. Sebbene il latte materno sia il miglior alimento per il neonato, vi sono svariati motivi per cui si dovrà ricorrere al latte artificiale: il latte materno può non essere sufficiente, la mamma soffre di determinate patologie o il latte materno ha bisogno di essere integrato con il latte artificiale. Il latte artificiale viene prodotto a partire dal latte vaccino, modificandolo in modo da adattarlo al neonato. L’allattamento artificiale può cominciare dopo le prime settimane di allattamento naturale o subito dall’inizio. In caso di dubbio riguardo a questa scelta è bene tenere separate le ragioni mediche da quelle psicologiche ed emozionali e ricordare che la cosa più importante per il bambino è che si senta amato e venga nutrito, secondo il metodo che la madre ritiene più adatto.

    Chiedi in Farmacia: riceverai un consiglio per la scelta dei prodotti più adatti al tuo bambino!

  • Il muco e la tosse

    L’AIFA INFORMA: “I FARMACI MUCOLITICI PEGGIORANO LE SINTOMATOLOGIE RESPIRATORIE E SONO VIETATI NEI BAMBINI DI ETÀ INFERIORE AI 2 ANNI”approfondimenti-48

    Il muco, la tosse e le varie affezioni respiratorie: gli accorgimenti più utili per evitarli e le valide alternative naturali per accelerarne la risoluzione, senza effetti collaterali, adatte a bambini ed adulti.
    Recentemente l’ufficio di farmacovigilanza dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, in seguito ad una revisione di sicurezza condotta sulla classe dei mucolitici sia per uso orale, sia rettale, ha pubblicato una Nota Informativa mettendo in luce i rischi collegati all’utilizzo di tali farmaci, in particolare nei bambini di età inferiore ai 2 anni. I principi attivi di sintesi coinvolti sono:acetilcisteina, carbocisteina, ambroxolo, bromexina, sobrerolo, neltenexina,erdosteina e telmesteina, contenuti in numerosi medicinali, per la maggior parte dispensati
    senza obbligo di ricetta. Questi farmaci hanno attività mucolitica e fluidificante e sono assai frequentemente utilizzati nel trattamento delle affezioni acute o croniche dell’apparato respiratorio, in adulti e bambini. Un’analisi dei dati francesi di farmacovigilanza ha messo in evidenza unaumento dei casi di ostruzione respiratoria e di peggioramento di patologie respiratorie nei bambini di età inferiore ai 2 anni trattati con tali mucolitici. L’AIFA, dopo aver revisionato i dati di sicurezza dei mucolitici disponibili sul territorio nazionale, a fronte di scarsi dati a supporto dell’efficacia di tali farmaci nei bambini di età al di sotto dei 2 anni e sulla base dei dati francesi, ha adottato un provvedimento restrittivo, attualmente in fase di implementazione, per vietare l’uso dei mucolitici nei bambini al di sotto dei 2 anni.
    Anche la Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), raccomanda di «evitare l’uso di farmaci mucolitici nei bambini al di sotto dei due anni d’età, in presenza di sintomi di raffreddore e tosse». Sono notizie che fanno pensare! Ebbene sì, anche i farmaci mucolitici, ampiamente utilizzati per alleviare i sintomi dell’eccessiva produzione di muco respiratorio, sono dannosi per l’organismo e possono indurre seri effetti collaterali. Prima di addentrarci in quali sono le valide alternative naturali possibili, vediamo di capire come e perché il muco respiratorio, da efficace meccanismo di difesa delle vie aeree, diventa, fin troppo spesso, causa di patologie.
    IL MUCO e LA TOSSE Il sottile strato di muco che riveste la mucosa delle vie aeree è un efficiente sistema di difesa, ma, in determinate condizioni, può non essere sufficiente a respingere efficacemente la moltitudine di particelle inalate, esponendo al rischio di proliferazione microbica, di infiammazionee di irritazione della mucosa. Tra i fattori che più frequentemente incidono sulla funzionalità della mucosa ricordiamo il fumo, gli sbalzi di temperatura, l’inalazione di aria non adeguatamente umidificata, le polveri sottili e i gas irritanti presenti nell’atmosfera.
    Tutto ciò modifica il muco, rendendolo più viscoso, oltre ad alterare la funzionalità delle ciglia vibratili che rivestono la mucosa stessa, con conseguente diminuzione del battito ciliare e dell’efficienza drenante delle vie aeree. In queste condizioni la mucosa respiratoria può non essere più in grado di respingere la moltitudine di microrganismi con cui viene costantemente a contatto, esponendo al rischio di infezioni, più frequentemente virali e batteriche. Le conseguenze possono coinvolgere diversi distretti dell’apparato respiratorio, dalle altevie aeree (naso, seni paranasali, trombe di Eustachio, adenoidi nei bambini) sino alle mucose più profonde della trachea e dei bronchi, le cosiddette basse vie aeree. Oltre al raffreddore, il sintomo più comune è quello della tosse, che nasce come meccanismo riflesso di difesa, nel tentativo di liberare le vie respiratorie.
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    LATTE E LATTICINI: FATTORI ALIMENTARI CHE AGGRAVANO L’ECCESSIVA PRODUZIONE DI MUCO
    La modificazione reologica del muco delle vie aeree e il conseguente sviluppo di infiammazione, irritazione e dell’aumentata facilità alle infezioni è in relazione non solo con fattori esterni, ossia con la natura dell’aria inspirata, ma può essere anche favorita da elementi legati allo stile di vita, apparentemente senza collegamento alcuno con l’apparato respiratorio. Ci riferiamo in particolare all’alimentazione, soprattutto all’assunzione di cibi che, per la loro natura intrinseca e/o per la reazione che innescano nell’organismo, possono essere definiti “produttori di muco”.
    È ormai più che dimostrato che le mucose dell’organismo sono in costante comunicazione tra di loro; pertanto ciò che incide sull’una si riflette anche sulle altre. In particolare, la stretta relazione tra le mucose intestinale e respiratoria spiega la ragione per cui l’assunzione di alimenti che creano congestione e infiammazione intestinale si traduce anche nella difficoltà della mucosa respiratoria di assolvere al suo ruolo di drenaggio-pulizia delle vie aeree, con il conseguente accumulo di secrezioni che, in condizioni favorevoli, possono diventare terreno fertile per le proliferazioni microbiche.
    Sempre più evidenze cliniche dimostrano che l’assunzione di un alimento in particolare, il latte (e tutti i suoi derivati) si traduce nella tendenza a sviluppare secrezioni viscose in eccesso a livello della mucosa delle vie aeree. Latte e latticini sono veri “produttori di muco”, come evidenziato anche dall’autore Lorenzo Acerra nella sua ultima pubblicazione “Il mal di latte”, Macro Edizioni, di cui consigliamo vivamente la lettura. Latte e derivati sono alimenti da escludere dalla dieta dei bambini (ma non solo, anche degli adulti) che soffrono di problematiche respiratorie, soprattutto se croniche e recidivanti. Eliminare latte e latticini è dunque un passo importantissimo per evitare l’eccessiva produzione di muco e le affezioni respiratorie che ne conseguono. Inoltre, per accelerare la risoluzione delle affezioni respiratorie, la natura può essere di grande aiuto, in primis grazie alle straordinarie proprietà dell’Estratto di semi di Pompelmo.
    Fonte:Prodeco.

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  • Medicinali equivalenti: in una guida AIFA tutto quello che c’è da sapere

    L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha realizzato la guida “Medicinali Equivalenti – Qualità, sicurezza ed efficacia”, con l’intento di fornire a medici, farmacisti e pazienti uno strumento di rapida consultazione sui medicinali equivalenti. La guida è stata redatta dall’Ufficio Informazione Scientifica dell’Agenzia sulla base dei quesiti ricorrenti riguardanti questa specifica categoria di farmaci che vengono posti al Servizio Farmaci-line.FarmaciGenerici3
    “Il medicinale equivalente (generico) va visto” spiega nella prefazione il Direttore Generale dell’AIFA, Luca Pani “al pari di qualsiasi altro medicinale, in un’ottica di conformità ai requisiti di qualità, sicurezza ed efficacia di cui l’AIFA è garante e come un’opportunità per liberare risorse economiche da investire nell’ingresso dei nuovi medicinali salvavita”.
    La pubblicazione affronta in maniera sistematica il tema, iniziando con un excursus storico sull’introduzione dei farmaci equivalenti nel sistema regolatorio italiano, avvenuta circa 20 anni fa. La guida ha l’intento di fugare i dubbi e le perplessità che ancora persistono rispetto a questa importante risorsa terapeutica e nel corso della lettura vengono sfatati molti dei preconcetti e dei “falsi miti” sugli equivalenti.
    Il punto di partenza è la definizione delle caratteristiche costituenti di un medicinale equivalente ovvero “un medicinale che, oltre a contenere nella propria formulazione, la stessa quantità di principio attivo, ha anche una bioequivalenza, dimostrata da studi appropriati di biodisponibilità, con un altro medicinale di riferimento (meglio noto come medicinale “di marca” , “griffato” o “brand” ) con brevetto scaduto”. All’interno del documento vengono chiariti sia il processo che i requisiti necessari per far sì che un medicinale equivalente venga autorizzato e immesso in commercio.
    Uno degli equivoci più frequenti riguarda la terminologia utilizzata per descrivere i medicinali equivalenti, che spesso vengono chiamati “generici”. Il termine “medicinale generico” è la traduzione italiana della definizione “generic medicinal product” riportata nella Direttiva 2001/83, una traduzione letterale che è risultata piuttosto fuorviante. L’aggettivo “generico” viene infatti associato a un prodotto non sufficientemente specifico e possibilmente percepito come inferiore rispetto all’originale. Anche se con la Legge 149 del 26 luglio 2005 era stata di fatto sostituita la denominazione di “medicinale generico” con quella di “medicinale equivalente”, nel linguaggio comune spesso persiste l’uso, non corretto, della prima.
    Tra i focus contenuti in “Medicinali Equivalenti” rientrano quelli specifici dedicati ai requisiti di qualità,sicurezza ed efficacia di questi farmaci, che sono in tutto e per tutto identici a quelli previsti per le altre tipologie.
    “I dati ottenuti dall’uso consolidato del medicinale di riferimento” aggiunge Luca Pani “nel corso degli anni, consentono di delineare per questa tipologia di medicinali, un profilo rischio/beneficio più definito rispetto a quanto sia possibile per qualsiasi nuovo medicinale”.
    Vengono esaurite anche le curiosità relative al concetto di bioequivalenza tra due medicinali che è, in sintesi, la dimostrazione dell’equivalenza terapeutica tra due formulazioni contenenti lo stesso principio attivo. “Due medicinali sono bioequivalenti” si legge nella Guida AIFA “quando, con la stessa dose, i loro profili di concentrazione nel sangue rispetto al tempo sono così simili che è improbabile che essi possano produrre differenze rilevanti negli effetti di efficacia e sicurezza”.
    Infine una sezione è dedicata al costo degli equivalenti, che hanno un prezzo inferiore di almeno il 20% rispetto ai medicinali di riferimento. Nel documento viene spiegato che questa differenza è dovuta al fatto che le aziende produttrici di equivalenti non devono investire risorse nella ricerca sulla molecola, essendo il principio attivo già noto, e non devono condurre né gli studi preclinici né gli studi clinici per dimostrare l’efficacia e la sicurezza del medicinale nell’uomo.
    Fonte:Aifa.
  • Il raffreddore

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    Definizione

    Infezione di origine virale delle mucose di rivestimento delle vie aeree superiori ( naso, seni paranasali, gola ). Esistono più di 200 tipi di virus che possono causare il raffreddore : fra questi i più frequenti sono i rinovirus.

    Cause

    Il raffreddore è un’infezione estremamente contagiosa. Il contagio avviene per via aerea, attraverso le goccioline di saliva e gli sternuti, o per contatto con superfici contaminate da secrezioni nasali infette ( specie le mani ). Particolarmente predisposti all’infezione sono i bambini, che non hanno ancora sviluppato una buona resistenza ai virus del raffreddore e i soggetti con deficit delle risposte immunitarie.

    Sintomi

    I sintomi tipici del raffreddore sono: sensazione di naso chiuso, gocciolamento nasale, starnuti frequenti e abbondante lacrimazione, a volte accompagnati da Mal di gola, Tosse, difficoltà nella respirazione e lieve aumento della temperatura corporea . Eventuali complicazioni ( piuttosto rare ) possono coinvolgere la trachea, l’orecchio e i bronchi, spesso a causa di sovrainfezioni batteriche.

    Diagnosi

    La diagnosi di raffreddore comune è basata sulla sintomatologia e generalmente non richiede esami di laboratorio. Un esame del sangue e una radiografia del torace possono essere eseguiti in caso si sospettino complicanze.

    Cure

    Non esistono farmaci specifici per la cura del raffreddore . Il trattamento è rivolto essenzialmente al miglioramento dei sintomi e si basa sul riposo al caldo e sull uso di decongestionanti nasali ( sotto forma di gocce o spray ),antistaminici e sciroppi per la Tosse . L’assunzione di aspirina non è raccomandata nei bambini sotto i 12 anni, perché può provocare lo sviluppo di una grave, anche se rara, malattia: la sindrome di Reye.

    Cure alternative

    Fra i rimedi fitoterapici, studi clinici hanno documentato l’efficacia dell’echinacea nel ridurre la durata e la gravità dei sintomi delraffreddore . Segnalati anche l’aloe vera, l’agrimonia e la salvia, che aiutano in caso di congestione e di febbre. Disponibili rimedi omeopatici e l’agopuntura.

    Alimentazione

    È importante assumere buone quantità di liquidi, per contrastare costipazione e disidratazione. Gli zuccheri raffinati vanno consumati limitatamente, poiché portano alla formazione di acidi nell’organismo. Evitare i prodotti caseari (che fanno aumentare e ispessire il muco ) e i grassi saturi, gli oli idrogenati e gli alimenti fritti ( che appesantiscono l’organismo debilitato e contribuiscono a far aumentare il muco ).
    Fonte: Dica33.
  • Mal di gola

    Definizione

    Infiammazioni di varia origine che colpiscono la faringe, la laringe e le tonsille.

    Cause

    La maggior parte delle infezioni della gola sono provocate da un virus o da un batterio ; tuttavia possono essere anche il risultato di un’irritazione locale dovuta anche all’ esposizione al fumo di sigaretta, agli inquinanti ambientali, alla polvere o all’aria secca invernale. Altre cause che possono contribuire a sviluppare questo disturbo sono un uso eccessivo della voce o la presenza di un ascesso nella parte posteriore della gola o nelle tonsille.

    Sintomi

    Le infiammazioni della faringe possono determinare prurito, dolore e difficoltà nella deglutizione. Una tonsillite può manifestarsi con macchie sulle tonsille, dolore nel deglutire e infiammazione alle orecchie, Una laringite può invece causare un temporaneo abbassamento della voce.

    Diagnosi

    La diagnosi viene effettuata dal medico. Quando si verificano faringiti o tonsilliti da streptococco , molto contagiose e persistenti, è necessario individuare il tipo di microrganismo responsabile dell’infezione alla gola, eseguendo un esame colturale che prevede il prelievo di un po’di muco dalla parte posteriore della gola attraverso un tampone .

    Cure

    Un’infezione da streptococco richiede una terapia antibiotica. Se viene esclusa un’infezione da streptococco, molto probabilmente l’infiammazione della gola è causata da un virus. In questo caso il trattamento antibiotico è inefficace ed è invece diretto a ridurre i sintomi dell’infezione.

    Cure alternative

    Echinacea e sigillo d’oro stimolano la funzionalità del sistema immunitario e aiutano a contrastare qualsiasi infezione. Le bacche di sambuco possiedono proprietà antivirali. L’aglio dotato di proprietà blandamente antibatteriche e inoltre sembra stimolare il funzionamento del sistema immunitario. L’estratto di foglie d’olivo è un ottimo agente antibatterico e antivirale. Consigliati anche agopuntura e omeopatia.

    Alimentazione

    In caso di infiammazione della gola un ghiacciolo di succo di frutta può essere un efficace ma temporaneo analgesico .