• PERCHÉ CADONO PIÙ CAPELLI AL CAMBIO DI STAGIONE?

    Perché cadono più capelli al cambio di stagione?

    L’AUTUNNO E LA PRIMAVERA SONO PERIODI DI TRANSIZIONE ANCHE PER LE CHIOME

    Notare un aumento della caduta dei capelli all’inizio della primavera o dell’autunno può essere considerato, per così dire, fisiologico.

    Ogni giorno infatti perdiamo una certa quantità di capelli come naturale “completamento” del loro “ciclo di vita”.

    Ma quanti capelli al giorno si possono perdere normalmente? E qual è la soglia oltre la quale è necessario “correre ai ripari”? La quantità di capelli che cadono ogni giorno varia da persona a persona e dipende essenzialmente dal numero di follicoli attivi e dal loro ciclo di ricrescita.

    Il numero di capelli che possono giornalmente cadere varia ovviamente da persona a persona ed è influenzato da vari fattori. Se proprio dobbiamo “dare i numeri”, possiamo stimare che la quantità di capelli persi si aggira in media attorno ai 40-120 al giorno. Un aumento stagionale di questo fenomeno può in sostanza essere ricondotto, almeno in parte, a un fisiologico “ricambio naturale”.

    Esistono poi alcune condizioni particolari  che possono causare un aumento della caduta:

    • gravidanza;
    • menopausa;
    • alterazioni del funzionamento della tiroide;
    • condizioni di stress intenso;
    • cattiva alimentazione;
    • fattori ormonali;
    • assunzione di farmaci;
    • scottature solari.

    Una volta esclusa la presenza di patologie specifiche (per le quali è sempre bene sentire il medico), come è possibile rinforzare i capelli e favorire la loro salute e bellezza?  E cosa fare quando ci si accorge di una perdita eccessiva?

    DIETA EQUILIBRATA E RIMEDI NATURALI PER RINFORZARE I CAPELLI

    Se si nota una perdita eccessiva di capelli, che si protrae per lungo tempo, è bene per prima cosa individuarne le cause.

    I fattori che possono  incrementare la caduta fisiologica, come illustrato in precedenza, sono infatti molti ed eterogenei.

    La salute dei capelli può essere influenzata in modo notevole anche dall’alimentazione: una dieta troppo rigida e sbilanciata (e dunque carente di vitamine e sali minerali e altri nutritivi) può infatti avere come conseguenza un loro indebolimento.

    Un valido aiuto per sostenere il benessere delle chiome può arrivare anche dall’assunzione di integratori specifici per capelli.

    I prodotti naturali concepiti ad hoc per i capelli in genere includono nella formulazione erbe, vitamine e sali minerali, al fine di garantire un effetto sinergico e una maggiore efficacia. In particolare possono essere presenti:

    • lo zinco, il selenio e la biotina, che favoriscono il benessere naturale dei capelli. Una funzione benefica può inoltre essere esercitata da alcune piante come bambù, equiseto, miglio e ortica; nella formulazione di alcuni prodotti è possibile trovare anche il saw palmetto, più indicato per gli uomini, in quanto può agire favorevolmente anche sul benessere della prostata;
    • il rame può contribuire alla normale pigmentazione dei capelli;
    • altre sostanze, come manganese, tè verde, semi d’uva, poligono del Giappone e vitamine B2, C ed E, possono risultare utili contrastando lo stress ossidativo.

    È possibile trarre giovamento anche dall’utilizzo di cosmetici per uso topico, come le lozioni studiate per stimolare e attivare la funzione del cuoio capelluto.

    I prodotti naturali concepiti appositamente in genere contengono oli essenziali e vitamine A, C ed E, utili per le loro proprietà nutritive e ricostituenti.

    Fonte Dr.Giorgini.

    ↵TORNA A NEWS

  • ESISTONO RIMEDI NATURALI PER LA CELLULITE?

    STILE DI VITA SANO E FITOTERAPIA PER COMBATTERE LA CELLULITEEsistono rimedi naturali per la cellulite?

    La cellulite è un inestetismo provocato da un’alterazione del tessuto sottocutaneo: in pratica si tratta di unaumento di volume delle cellule adipose (grasse) in zone specifiche del corpo come:

    • cosce;
    • glutei;
    • fianchi.

    Nello specifico, ogni persona ha un pannicolo adiposo, ovvero uno strato di cellule di grasso posto sotto la cute, che serve da riserva di energia per l’organismo. Le cellule di grasso possono ingrandirsi per vari motivi, tra cui:

    • a seguito di un’alterazione del sistema venoso e linfatico, che rallenta il flusso sanguigno verso gli arti inferiori;
    • a causa della ritenzione idrica, ovvero la stasi di liquidi nel tessuto.

    Possono essere individuate 3 tipologie di cellulite, che si differenziano in base allo stadio di avanzamento dell’inestetismo:

    • edematosa, caratterizzata da un ristagno di liquidi nei tessuti;
    • fibrosa, che si manifesta visibilmente sotto forma di pelle “a buccia d’arancia”;
    • sclerotica, caratterizzata da noduli induriti e dolenti e “pelle a materasso”.

    Ricordiamo che le compresenza di più fattori negativi può portare a un veloce peggioramento dell’inestetismo.

    COMBATTERE LA CELLULITE CON DIETA, MOVIMENTO ED ESTRATTI NATURALI

    Ritenzione idrica e cattiva circolazione possono quindi essere considerati, in un certo senso,tra i fattori scatenanti della cellulite.

    Per questo motivo, per prevenire o combattere la cellulite occorre adottare delle strategie in grado di agire su queste due “cause”, prime fra tutte alimentazione corretta e un po’ di regolare movimento.

    Un aiuto ulteriore può arrivare dall’assunzione di prodotti naturali specifici a base di estratti drenanti, per contrastare la ritenzione idrica, e piante utili per supportare il microcircolo.

    Nella formulazione di questi prodotti sono spesso sfruttati estratti di piante come:

    • mirtillo nero, rusco e ippocastano che possono supportare il corretto funzionamento del microcircolo;
    • ananas (gambo) e centella asiatica che possono contrastare gli inestetismi della cellulite e favorire il microcircolo.

    Ricordiamo che non esistono rimedi miracolosi in grado di eliminare la cellulite da un giorno all’altro (in particolar modo se l’inestetismo è presente da tempo e in una fase “avanzata”). L’assunzione regolare di integratori naturali specifici può comunque aiutare a ottenere buoni risultati sia dal punto di vista estetico che di benessere generale (la funzionalità del microcircolo è infatti fondamentale anche per combattere il senso digonfiore e pesantezza alle gambe).

    Fonte:Dr Giorgini.

    ↵TORNA A FOCUS

  • Esistono rimedi naturali contro le gambe pesanti?

    Esistono rimedi naturali contro le gambe pesanti?Come contrastare un disturbo molto diffuso, specie all’arrivo dei primi caldi

    A chi non è mai capitato, in particolar modo la sera, di avvertire una fastidiosa sensazione di pesantezza e indolenzimento alle gambe?

    Questo fastidio, che affligge prevalentemente le donne, può accentuarsi ulteriormente all’arrivo dei primi caldi.

    Si tratta di una problematica piuttosto diffusa, in special modo tra coloro che trascorrono diverso tempo in posizione statica (per esempio, in piedi o seduti alla scrivania).

    La causa principale delle gambe pesanti è la stasi venosa, o un’alterazione del  normale funzionamento della circolazione e del microcircolo , che può essere favorita da diversi fattori:

    • calore (non solo quello ambientale, ma anche l’esposizione a fonti dirette, che possono favorire un “rallentamento” della circolazione);
    • sovrappeso;
    • ereditarietà;
    • vita sedentaria;
    • fattori ormonali (non a caso le donne sono più interessate da questa problematica);
    • età avanzata.

    Il gonfiore agli arti inferiori può, nei casi più gravi, essere associato a formicolii o dolori.

    L’aggravarsi di questi fastidi può essere uno dei primi segnali di diverse problematiche di varia entità, per individuare le quali è sempre bene ricorrere al consulto del medico di fiducia.

    Le 8 regole per contrastare le gambe pesanti

    La sensazione di pesantezza alle gambe, in assenza di patologie specifiche, può essere efficacemente contrastata anche adottando alcune semplici abitudini:

    1. bere molta acqua, almeno 2 litri al giorno, anche per contrastare la ritenzione idrica;
    2. fare quotidianamente un po’ di attività fisica. Se non è possibile frequentare una palestra, va bene anche fare una piccola camminata ogni giorno o salire le scale (anziché prendere l’ascensore);
    3. inserire nella proprie alimentazione cibi ricchi di vitamina C e bioflavonoidi, come peperoni, kiwi, agrumi, ananas, frutti di bosco ecc.;
    4. evitare di indossare per tutto il giorno un abbigliamento troppo stretto, per non favorire il ristagno venoso, o scarpe con tacchi troppo alti;
    5. dormire tenendo le gambe a un’altezza superiore a quella del cuore (per farlo, è sufficiente mettere un piccolo cuscino sotto gli arti, o direttamente sotto il materasso);
    6. la sera, sotto la doccia, alternare sulle gambe getti di acqua calda e getti di acqua fredda (finendo sempre con quella fredda), partendo dalle caviglie e risalendo verso l’inguine. In questo modo si sollecita una sorta di ginnastica vascolare in grado di potenziare il tono delle pareti venose;
    7. un auto massaggio alle gambe con una crema apposita può essere utile per alleviare il senso di pesantezza; i cosmetici naturali più indicati in questi casi sono quelli con un effetto rinfrescante e decongestionante (a base di oli essenziali ed estratti vegetali di achillea, rusco, arnica, castagno ecc).
    8. è possibile trarre giovamento anche dall’assunzione di integratori naturali contenenti vitamina C (utile per sostenere la normale funzione dei vasi sanguigni) ed estratti di piante come mirtillo nero, vite rossa, rusco, ananas, ippocastano e centella, che possono favorire la funzionalità del microcircolo e contrastare la sensazione di  pesantezza alle gambe.

    Il nostro Laboratorio prepara il Gel Drenante per le Gambe pesanti indicato per gambe gonfie, stanche e pesanti. Rinfresca e tonifica aiutando la circolazione sanguigna.

    Fonte: Dr Giorgini.

    ↵TORNA A FOCUS

  • Cosa sono gli oli essenziali?

    Conoscere e sfruttare al meglio l’aromaterapia

    Gli oli essenziali sono sostanze altamente volatili, che proprio grazie a questa caratteristica raggiungono facilmente il nostro naso. Fluidi preziosi, dal dolce profumo, vengono estratti da molte varietà di piante. Il loro valore è sempre più apprezzato da ricercatori e medici (C. Valnet, Oli essenziali e aromaterapia, Rifreddo 2014).

    L’aromaterapia si basa sul principio che in ogni pianta sia contenuta un’“anima curativa”. Questa concezione secondo la quale dalle piante si possono estrarre sostanze volatili capaci di sostenere il benessere deriva da tradizioni antichissime.Cosa sono gli oli essenziali?

    Le benefiche proprietà degli oli essenziali possono essere sfruttate in diversi modi:

    • uso topico (massaggi, pediluvi, diluizione nella vasca da bagno). Per i massaggi, spesso gli oli essenziali vengono uniti a creme, lozioni neutre o oli vegetali;
    • diffusione ambientale, per purificare e profumare le stanze, o suffumigi/inalazioni;
    • uso interno. Alcuni oli essenziali possono essere anche aggiunti agli alimenti, per aromatizzarli, oppure ingeriti, diluendone qualche goccia in un cucchiaino di miele o mettendoli su una zolletta di zucchero.

    Ma qual è il meccanismo d’azione degli oli essenziali?

    Gli oli essenziali, volatilizzandosi a temperatura ambiente, stimolano le terminazioni nervose del naso che inviano un messaggio al sistema limbico (che presiede alla memoria e alle emozioni) e poi all’ipotalamo che regola il sistema ormonale.

    Per esempio, per far fronte ad alcuni fastidi alle vie respiratorie, è possibile trarre giovamento dall’olio essenziale di eucalipto che «favorisce la soluzione e l’espettorazione del catarro e nello stesso tempo calma l’eccessiva irritazione […] Nelle malattie dell’apparato respiratorio l’essenza viene utilizzata sotto forma di inalazioni, atomizzazioni, nella lampada per aromi…» (Suzanne Fischer-Rizzi, Profumi celestiali. Uso delle essenze naturali e loro azione su corpo e sulla mente, Tecniche Nuove, 2005).

    Un olio essenziale che si presta a svariati utilizzi è l’olio essenziale di lavanda , che può essere anche sfruttato per preparare piccoli sacchetti da mettere negli armadi per profumare la biancheria (può essere utile anche per tenere lontane le tarme, che detestano il suo odore).

    La gamma di oli essenziali è tuttavia molto ampia, così come i loro diversi utilizzi e ambiti d’azione e quelli forniti sono solo due semplici esempi.

    Dall’Antico Egitto ad Avicenna, fino ai giorni nostri: storia dell’aromaterapia

    Egiziani, Greci e Romani conoscevano già l’utilità degli oli essenziali, e li usavano non solo per l’imbalsamazione, ma anche a fini cosmetici e curativi, come si evince da alcune tavolette ritrovate nei templi di Esculapio (dio della medicina), ove erano incise alcune ricette di aromi medicinali!

    Il primo a descrivere in maniera più approfondita le proprietà degli oli essenziali fu il filosofo e medico Avicenna, mentre nel ‘500 Paracelso introdusse il termine in riferimento al concetto di “quintessenza” intesta come anima della pianta, la sua componente più sottile e purificata.

    Secondo la teoria e la pratica del celebre medico e alchimista, eliminando la materia più densa, la distillazione libera l’informazione energetica della pianta; l’olio che se ne ricava è quindi “essenziale”, capace di raggiungere la parte analoga dell’uomo: la sua anima e lo schema energetico che sostiene il suo corpo.

    Il termine aromaterapia venne invece introdotto negli anni ’20 da René Maurice Gattefossé, chimico francese che, studiando le applicazioni cosmetiche degli oli essenziali, notò importanti effetti dell’olio essenziale di lavanda sulle ustioni.
    Un altro francese, Jean Valnet, portò avanti l’impiego terapeutico delle essenze, utilizzandole anche durante la seconda guerra mondiale per medicare le ferite dei soldati riportate in battaglia.

    Fonte: Dr Giorgini. http://www.drgiorgini.it/blog/

    ↵TORNA A FOCUS

  • Lasagne di mare

    Ho deciso di fare un pò di tentativi e di sperimentare con la sfoglia per lasagne.
    La settimana scorsa ne avevo fatta una piccola, classica, solo per me e per il mio fidanzato. È avanzata un po’ di sfoglia ed anche un po’ di mozzarella, ma non mi andava di rifarla uguale, e poi era poca… E così ieri ho guardato che cosa c’era a disposizione nella dispensa ed ho fatto la prova numero 1!! Il risultato è stato una lasagnetta piccola piccola, praticamente una monoporzione… però era proprio bellina e buona anche! Mi sono entusiasmata, per una volta mi è venuto bene un esperimento al primo tentativo! Ho deciso: ogni tanto proverò a fare le lasagne con ingredienti un po’ insoliti e vediamo qual è la più buona.
    Provatela e fatemi sapere!

    Senza Zucchero

    Senza Lievito

    Senza SoiaLasagne-di-mare

    Ingredienti:

    sfoglie di pasta all’uovo per lasagne
    250 gr di gamberetti, vanno bene anche quelli surgelati…però sono meglio quelli freschi!
    mozzarella
    160 gr di tonno in scatola, quindi una scatoletta grande
    9-10 pomodori
    15 olive nere e verdi
    olio
    origano
    sale e pepe

    Difficoltà: MediaDifficoltà: MediaDifficoltà: MediaDifficoltà: Media

    Preparazione

    Tagliuzzate i pomodori, metteteli in una padella e fateli cuocere un po’, con poco olio, quindi aggiungete il tonno sbriciolato, i gamberetti, e le olive denocciolate e tagliuzzate.

    Condite il tutto con sale, origano ed un po’ di pepe, se vi piace.

    Prendete una teglia, allargate sul fondo un mestolo di condimento e sistemateci la sfoglia, uno strato di mozzarella tagliata a fettine (che avrete già fatto sgocciolare un po’ da parte), poi ancora il sugo e ripetete di nuovo tutta l’operazione.

    Coprite bene l’ultimo strato con la salsa ed infornate a 200°-220° x 20 min. circa.

    VARIANTE PER GLI INTOLLERANTI AL LATTOSIO:
    togliete tranquillamente la mozzarella perché queste lasagne vengono benissimo lo stesso, non diventano per niente secche!

    TORNA A PRIMI PIATTI

    Fonte:Celiachiamo
  • Tortino di Riso

    La prima volta che l’ho fatto mi sono distratta ed ho scolato il riso troppo tardi: dire che era scotto non è esatto perché era diventato qualcosa di molto più simile alla colla che al riso. L’ho fatto lo stesso il tortino ma lasciamo perdere. La seconda volta ho dimenticato di mettere il sale; a tavola non ha avuto un gran successo (in effetti sapeva un po’ di cibo da ospedale…) ma Lupo, il cane del mio amico Massi, si è spazzolato tutto il tortino che noi non siamo riusciti a mangiare (ed era tanto!). Almeno lui è stato soddisfatto. Direte voi: ma in mano a chi stiamo? E invece no! Perché la terza volta (io non mi arrendo mai!) ho fatto tutto bene ed è venuto buonissimo!
    Quindi vi consiglio di provarlo… magari state attenti a non scuocere il riso e non dimenticate di mettere il sale…

     

    Senza Lattosio
    Senza Zuccherotortino
    Senza Lievito
    Senza Soia

    Ingredienti:
    300 g di riso
    500 g di zucchine
    5 uova
    3 cucchiai di pangrattato senza glutine
    1 cipolla
    3 cucchiai d’olio
    margarina
    origano
    sale

    Difficoltà: MediaDifficoltà: MediaDifficoltà: MediaDifficoltà: Media

    Preparazione

    Cuocete il riso in abbondante acqua salata, nel frattempo lavate le zucchine e tagliatele a fettine.

    Pelate la cipolla, tritatela e fatela imbiondire in una padella con l’olio.

    Mettete le zucchine nella padella e fatele cuocere per una decina di minuti. Mentre cuociono aggiungete un po’ di sale ed un po’ di origano.

    Aprite le uova e sbattetele a lungo in un piatto, come quando si deve fare la frittata. Fate amalgamare bene gli albumi con i tuorli, poi aggiungete il pangrattato.

    Scolate il riso e mischiatelo alle le zucchine e all’uovo battuto.

    Versate il tutto in una pirofila foderata con della carta da forno. Cuocete in forno preriscaldato a 180° per una ventina di minuti.

    Fonte: Celiachiamo.
  • Sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva

    immagine di un bambino che dorme con la bocca apertaLinee guida per la prevenzione e il trattamento odontoiatrico

    Il russamento è il rumore generato dalla vibrazione dei tessuti molli oro faringei, tale rumore è una conseguenza della turbolenza del flusso aereo, dovuta alla riduzione del calibro delle vie aeree. L’apnea ostruttiva nel sonno è invece una condizione caratterizzata da ripetuti episodi di completa (apnea) o parziale (ipopnea) cessazione del flusso d’aria attraverso le vie aeree superiori durante il sonno.La prevalenza del sintomo russamento “spesso” o “ogni notte” (così detti “russatori abituali”) varia dal 3% al 21% dei bambini mentre la prevalenza dei disordini respiratori del sonno colpisce i bambini in età scolare in una percentuale variabile tra l’1% e il 6%.

    Scopo del documento Linee guida nazionali per la prevenzione ed il trattamento odontoiatrico del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno in età evolutiva è quello di fornire raccomandazioni e indicazioni “evidence based” per la gestione odontoiatrica del russamento e della sindrome delle apnee ostruttive nel sonno (Obstructive Sleep Apnea Syndrome, OSAS) negli individui in età evolutiva.

    Le conseguenze più tipiche dell’OSAS pediatrico non trattato sono:

    • la scarsa resa scolastica
    • la sonnolenza diurna
    • alcuni problemi comportamentali
    • il deficit di crescita staturale
    • l’enuresi notturna
    • la cefalea mattutina
    • l’aumentato rischio di otiti
    • alcune patologie cardiovascolari, quali il cuore polmonare.
    Fonte:salute.gov
  • L’idratazione corretta nello sport

    Chi pratica attività sportiva soprattutto gli agonisti hanno ben presente l’importanza di una corretta idratazione. E’ noto infatti che già una disidratazione del 2% comporta un calo di performance del 20%!!! Bere la giusta quantità di liquidi prima, durante e dopo la prestazione sportiva è fondamentale per fornire al corpo i liquidi di cui ha bisogno il soggetto.

    Ma come è possibile controllare se stiamo bevendo in maniera adeguata? Un modo semplice è sicuramente quello di visionare il colore delle nostre urine: il giallo paglierino è ottimale mentre il giallo intenso è indice di disidratazione.

    Attenzione agli sport in cui non è visibile la perdita di sudore e quindi di liquidi: il nuoto è il classico esempio di sport dove si è a rischio come pure lo sci invernale. Dobbiamo fare attenzione alla temperatura dell’aria (più è alta e maggiore è la sudorazione), all’intensità e alla durata dell’esercizio fisico, al nostro indice di massa corporea e allo stato di allenamento (gli atleti performanti sudano di più di quelli meno allenati). Anche il sesso influenza la perdita di liquidi: i maschi in genere sudano di più delle donne.

    I segnali di pericolo sono la pelle arrossata, l’affaticamento precoce, l’aumento della temperatura corporea (colpo di calore) e la diminuzione della capacità di attenzione (scarsa lucidità). Possono insorgere anche le vertigini, il respiro affannoso e i crampi muscolari.

    I liquidi più idonei in campo sportivo sono quelli che hanno un veloce svuotamento gastrico come pure un veloceassorbimento intestinale: ottime sono le soluzioni contenenti zuccheri al 5-6% (maltodestrine) e una quantità di elettroliti pari a 10-20 mEq/l di sodio.

    Quando bere? Sempre e comunque. A partire dal giorno prima della gara con abbondanti liquidi; prima dello sforzo (preidratazione) fino a 500 ml; durante lo sforzo circa 200-300 ml ogni 15-20 minuti; dopo lo sforzo a saturazione della sete.

    Utile per gli sportivi è valutare a priori il proprio stato di idratazione con l’esame bioimpedenziometrico!!

    Dott.ssa Paola Battivelli
    Team R&D ProAction – biologa nutrizionist

    ↵TORNA INDIETRO

  • Crampi nel ciclismo – 10 Consigli per Prevenirli –

    CRAMPI NEL CICLISMO - 10 CONSIGLI PER PREVENIRLI

    Una delle problematiche più frequenti a cui vanno incontro i ciclisti, soprattutto nel periodo estivo, sono i crampi. Si tratta dicontrazioni involontarie, violente ed improvvise, della muscolatura striata che possono provocare fastidi o dolori talora intensi. La contrazione solitamente si risolve distendendo la muscolatura colpita con l’impiego di una forza esterna.  Nel caso del ciclista i muscoli del polpaccio, del braccio e della mano sono quelli che vengono più facilmente colpiti dai crampi, che possono verificarsi non solo durante lo sforzo ma anche nel corso della notte. Il polpaccio, in particolare,  è un muscolo sottoposto ad una lunga contrazione quando si pedala per fissare la posizione del piede. Questa contrazione provoca lo schiacciamento dei vasi sanguigni e impedisce al sangue di circolare liberamente e, inoltre, il lavoro muscolare protratto depaupera le scorte energetiche del muscolo. Tutto ciò può provocare i crampi. Anche altri fattori possono contribuire all’insorgenza di questa problematica come ad esempio una condizione fisica non ottimale legata ad allenamenti irregolari, l’idratazione insufficiente, l’alterazione della concentrazione di sali minerali come il calcio, il magnesio e il potassio che sono coinvolti nei meccanismi di contrazione muscolare.

    Ecco alcuni utili consigli per prevenire questo fastidioso inconveniente durante le uscite in bici:

    • fare un riscaldamento prima dell’uscita per preparare il sistema cardiorespiratorio, muscolare ed articolare allo sforzo;
    • adattare l’allenamento in base alle proprie possibilità fisiche;
    • utilizzare abiti traspiranti e non troppo stretti. Anche le stringhe delle scarpe non devono essere allacciate troppo strette;
    • impugnare correttamente il manubrio, tenendo le braccia e le spalle rilassate, senza stringerlo con forza. È bene, inoltre, cambiare spesso la posizione delle mani e muovere le dita in modo da stimolare la circolazione;
    • regolare bene l’altezza della sella: quando è troppo alta si tende a spingere sul pedale con la punta del piede, sovraccaricando il polpaccio;
    • adottare un’alimentazione sana ed equilibrata, ricca di frutta e verdura ed integrare in caso di carenze vitaminiche;
    • non consumare in eccesso sostanze stimolanti come tè e caffè che potrebbero aumentare l’affaticamento muscolare;
    • idratarsi regolarmente, prima, durante e dopo lo sforzo prima che compaia lo stimolo della sete;
    • utilizzare bevande ricche di Sali minerali, durante e dopo lo sforzo, soprattutto in caso di temperatura esterna elevata, per facilitare il recupero;
    • eseguire lo stretching al termine dell’attività.
    Dott.ssa Pamela Colasante
    Biologa nutrizionista

    ↵TORNA INDIETRO

  • La corretta alimentazione del nuotatore

    LA CORRETTA ALIMENTAZIONE DEL NUOTATORE

    Il nuoto è uno sport prettamente aerobico dove la maggior fonte energetica, per la prestazione atletica, è data dai carboidrati. Ovviamente molto dipende anche da altri fattori quali la condizione generale fisica dell’atleta, dalla sua età e dal tipo di allenamento, ma in linea di massima il nuotatore ha bisogno di un’alimentazione classica mediterranea che comprenda una buona quota di carboidrati complessi soprattutto integrali pari ad un 60 % dell’introito giornaliero, una quota minima di grassi e di proteine  come previsto per un soggetto sano che non svolge attività fisica. Una cosa fondamentale per il nuotatore è il tempo di assunzione degli alimenti e l’eliminazione sia dell’alcool che della quota di grassi saturi, troppo pesanti per “entrare in vasca”. In questo senso sarà importante formulare una corretta tabella di marcia alimentare in funzione dell’orario degli allenamenti!

    Importante quindi consumare carboidrati ogni giorno a partire dalla colazione e sopratutto a pranzo. Fonte di carboidrati sono i cereali in generale (che non vuol dire solo pasta o riso!), frutta e verdura come pure i legumi.

    Per quanto riguarda la quota proteica, le linee guida indicano una quantità pari a circa 0,9- 1,1 gr/kg di peso corporeoal fine di riparare i danni muscolari causati dall’allenamento e per rafforzare e accrescere la muscolatura: quantità superiori portano solo a sovraccaricare il lavoro dei reni costretti ad eliminare attraverso le urine le sostanze di scarto che derivano dalla metabolizzazione delle proteine in eccesso. I cibi ad elevato contenuto proteico sono la carne e il pesce, i latticini e le uova. Attenzione però ai grassi saturi contenuti soprattutto nelle carni rosse e nei latticini che appesantiscono oltremodo la digestione rendendo difficile l’entrata in acqua e riducendo la performance sportiva. Via libera alle carni bianche, al pesce e alle uova cotte alla coque, mentre saranno da limitare anche i salumi e gli affettati troppo ricchi in sale. Come condimento utilizzare l’olio extra vergine di oliva possibilmente a crudo oppure anche i semi oleosi ricchi in acidi grassi essenziali.

    Da non dimenticare alla fine l’idratazione corretta: il nuoto è uno sport fortemente disidratante per effetto della sudorazione durante la prestazione. Anche se non è evidente come in un qualsiasi altro sport, si ha una notevole perdita di liquidi e di sali minerali. Motivo per cui insisto sempre nel posizionare delle bottiglie d’acqua a bordo piscina! In questo senso idratarsi in maniera frazionata durante tutta la giornata è fondamentale per non incorrere in cali di prestazione sportiva o peggio in uno stato di disidrosi. A tal fine un’alimentazione ricca in frutta e verdura è altresì importante per il ripristino delle vitamine e dei sali minerali. Il momento ideale per consumare la frutta è lontano dai pasti, come spuntino pre  o post workout.

    Un accenno ai dolci: non optare per quelli troppo grassi con panna o creme ma nemmeno per la crostata se consumata subito dopo il pranzo soprattutto pre allenamento: ricordiamoci di alimentarci in modo leggero per non sovraccaricare la digestione!

     

     

    Dott.ssa Paola Battivelli
    Biologa Nutrizionista

    ↵TORNA INDIETRO